30 marzo 2018

Recensione Addicted, serie tv e dipendenze


Il Book Bloggers Blabbering a Marzo ha puntato l'obiettivo su una casa editrice che è stata in grado di stupirci su svariati fronti. LiberAria pubblica saggi, narrativa italiana per adulti e ragazzi, romanzi stranieri.
Io mi sono buttata quasi a colpo sicuro. E sono caduta bene. Moooolto bene. Pronti a scoprire cosa ho letto? 8)


Addicted serie tv e dipendenze

a cura di: Michele Caselia, Jacopo Cirillo,
Marika di Maro, Leonardo Gregorio, Carlotta Susca.
LiberAria, 2017 - pag. 129


Dopo la bellissima recensione uscita sul blog Una Banda di Cefali, torno a parlare di Addicted, serie tv e dipendenze, questa volta dal punto di vista di chi le serie le ama e odia allo stesso tempo. Ebbene sì, sono una strana persona. Quasi anaffettiva mi definirei. Eppure di serie tv ne ho viste, ma spesso e volentieri a posteriori, perché sono una spettatrice molto impaziente e vivo malissimo le estenuanti attese che mi separano dalla fine di una serie all'inizio della sucessiva. Facendo così però cosa succede? Una cosa a dir poco tragica che si riassume in una sola parola: ma-ra-to-na.
Ricordo benissimo cosa abbiano significato nove stagioni di How I Met Your Mother - 208 episodi! - una di fila all'altra. E American Horror Story? Non parliamone. Per fortuna che ogni serie era autoconclusiva, ma questo non mi impediva di spalmarmela in due giorni in cui vegetavo davanti alla tv con la caffeina che mi scorreva nelle vene e un sospetto tic all'occhio destro su cui non volevo soffermarmi troppo.
Tutto è iniziato nel lontanissimo nel 1984 con i Visitors la prima serie tv che mi ha incollato allo schermo: ero piccola, innocente e terrorizzata. Con i lucertoloni alieni ho vissuto la mia prima frustrazione che è confluita - più potente che mai - al termine dell'inaspettato non-finale in un grido sordo: voglio morire. adesso. subito. anzi no. voglio uccidere tutti. produttori, sceneggiatori, cast. mondo televisivo. Ero furiosa. Da lì il mio credo sempre attuale: non mi fregherete mai più! Per questo raramente inizio una serie che non sia già terminata.
Ma tagliamo corto che del mio excursus televisivo non può fregarvi di meno.
Perché ho scelto di leggere Addicted? Perché la passione per cinema e TV è nata ancor prima di quella per la lettura e il potermi addentrare nelle dinamiche di questa meravigliosa arte lo trovo sempre stimolante e molto, molto interessante.


Addicted contiene cinque saggi in cui altrettanti autori riflettono su vari aspetti che caratterizzano le serie tv e le dipendenze che ne derivano.
Per esempio ci sono film che non si esauriscono coi titoli di coda, ma che hanno ancora molto da raccontare e spettatori che non vogliono dire addio, se non ai protagonisti, alla storia in sé. Da qui, come ci spiega Leonardo Gregorio, nascono serie tv come Minority Report o Fargo; va al nostro inesauribile guilty pleasure il merito della loro genesi, è un universo in continua crescita, "partendo dal film-pianeta si offre allo spettatore l'esplorazione del sistema solare/seriale."
Michele Casella analizza l'importanza del suono: rumori e silenzi devono essere perfettamente dosati, a partire dal trailer. Si entra poi nel merito di serie tv come Twin Peaks, Stranger Things, Sense8. L'esperienza audiovisiva genera un loop, deve entrarti nella mente, deve poter creare un ricordo immediato solo attraverso l'ascolto di pochissime note.
Lo sappiamo, quello di dipendenza è un concetto che fa parte della vita di tutti i giorni; siamo dipendenti dallo shopping, dal cibo, dalle droghe. La dipendenza da serie tv è qualcosa di diverso perché non riguarda il concreto, bensì l'astratto, eppure in personaggi fittizi possiamo ritrovare noi stessi o semplicemente quel qualcosa che ci permette di evadere dalla vita di tutti i giorni. Le strategie narrative che alimentano la dipendenza dello spettatore ce le spiega Marika Di Maro, mentre Jacopo Cirillo analizza i vari gradi di dipendenza, da quella affettiva a quella distruttiva.
Il mio saggio preferito è sicuramente l'ultimo, quello di Carlotta Susca perché getta una nuova luce sul finale (amato, odiato e oltremodo discusso dall'intero popolo del web) di How I Met Your Mother da cui personalmente sono rimasta delusa solo in parte. Grazie al suo approfondimento ho perdonato alcune scelte narrative che rientrano nell'analisi del tanto temuto e agognato The End. Perché diciamocelo, tutti vogliano una fine, ma allo stesso tempo tutti la rifuggiamo. E forse siamo destinati a non essere mai soddisfatti al 100%.


Ho solo tracciato per sommi capi gli argomenti che vengono trattati all'interno dei saggi per non togliere il piacere della scoperta, ma vi dico solo che queste centoventinove pagine me le sono lette e rilette, sempre con rinnovato piacere. 
A parte che l'edizione è davvero accattivante, le illustrazioni in tricromia di SoniaQQ si sposano perfettamente ai contenuti e il linguaggio forbito ma di grande comprensibilità rende Addicted un'esperienza appagante sotto ogni punto di vista, capace, tra l'altro, di creare a sua volta dipendenza. Non nego infatti di avere nuovi bisogni. Non c'è un solo autore che non sia stato in grado di catturare immediatamente la mia attenzione, quando Jacopo Cirillo ha citato Monkey Island il mio lato nerd ha avuto un fremito, e scoprire che Chuck Palahniuk non si pronuncia Palaniùk ma Polànik mi ha fatto desiderare per un attimo di essere una booktuber prossima a recensire Fight Club. Sì, dare sfoggio di sapienza è sinonimo di piacere estremo. 
Ci sono anche riferimenti a grandi autori come Italo Calvino e Umberto Eco, non mancano curiosità ed estratti, battute e fun fact. Più di così, non so cosa si potrebbe desiderare.
Ah, tra le tante cose ho voluto leggere Addicted per capire il mio tipo di dipendenza e penso di averlo inquadrato, ma soprattutto ho compreso che al di là del funzionamento di queste dinamiche quello che un semplice spettatore coglie molto spesso è scontato. Una bella storia. Protagonisti divertenti. Musiche da sballo. E allora chi se ne frega dei come e dei perché... da un certo punto di vista possono essere scontati, ma dall'altro possono rivelarsi un valore aggiunto. Per me è stato così. Sono una monkey addicted (una specie ancora da studiare), sono curiosa, mi piace sapere, scoprire, informarmi, e anche se sono bravissima a restare indietro lo sono altrettanto a recuperare. Vi dico solo che la mia lista di serie tv da vedere si contava sulle dita di una mano. Adesso quelle dei piedi non mi bastano. 

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2 commenti:

Mr Ink ha detto...

Must che deve essere mio, da bravo addicted. ;)

Silvia Leggiamo ha detto...

Ti ho pensato un miliardo di volte mentre lo leggevo!

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