7 ottobre 2015

Recensione, IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE di James M. Cain

Buongiorno! Oggi vi parlo di un classico che tutti conoscerete, quanto meno per la famosa trasposizione cinematografica che vede protagonisti Jack Nicholson e Jessica Lange... ve la ricordate vero la famosissima scena sul tavolo della cucina? Nel caso la memoria vi faccia cilecca, ripassino veloce:



Come avrete capito sto parlando de Il Postino Suona Sempre Due Volte, un classico non proprio evergreen, ma secondo me vale la pena di essere letto.


Il Postino Suona Sempre Due Volte di James M. Cain

| Gli Adelphi, 1999 | pag. 122 | € 9,00 |

Questa storia quasi intollerabilmente scarna di una passione devastante - che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometri da San Francisco, per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra - ha stretto, e continua a stringere, con i suoi lettori lo stesso patto di sangue che lega i suoi protagonisti, portando spesso anche i primi (per girare "Ossessione" Luchino Visconti svendette i gioielli di famiglia) alla rovina. Il perché lo si capirà leggendo, e fatalmente arrendendosi fin dal primo incontro, come Frank Chambers, a Cora, uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain, neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".
Voto: 

È tradizione Irlandese che il postino, per farsi riconoscere, suoni il campanello due volte. Non una. Non tre. Ma solo e sempre due.
Da questa usanza Cain prese ispirazione, negli anni Trenta, per il titolo del suo libro d'esordio basandosi tra l'altro su un fatto di cronaca letto in un quotidiano. Si parlava di due amanti che avevano deciso di eliminare il marito di lei, e fin qui niente di nuovo, ma quello che veramente colpisce leggendo la storia di Frank e Cora è che a farli agire è puro istinto, un bisogno quasi disperato e primordiale di afferrare il sogno americano e dare un colpo di spugna alla loro squallida esistenza.
Lui è un vagabondo nullafacente dedito al gioco d'azzardo, lei, giovane e bella, costretta a portare avanti un localino da quattro soldi dietro a un bancone e tra i fornelli, non ne può più dell'odore di fritto e delle macchie d'unto.
Pochi gli sguardi, ancor meno le parole che si scambiano, eppure cadono vittime di una passione irrefrenabile, quasi smaniosa. Dicono di amarsi, ma le parole non sono lo specchio reale dei loro sentimenti, c'è qualcos'altro che spinge uno tra le braccia dell'altra, qualcosa che l'autore stesso preferisce tacere.
Nonostante le descrizioni siano scarne, quasi ridotte all'osso, il testo di Cain riflette la depressione sociale ed economica che stava affliggendo l'America di quegli anni e Frank e Cora sono le pedine che muovono gli ingranaggi di un noir che si propone di mettere in scena amoralità e giustizia. 
La mancata introspezione psicologica dei personaggi e il rigore della sintesi propria dell'autore rendono il tutto veloce e incalzante, ma in un certo qual modo povero di contenuti. Allo stesso tempo però le azioni di Frank e Cora ci raccontano molto di loro. 
È lei a insinuare nell'amante il desiderio di eliminare il consorte, senza però dirlo mai apertamente, perché non è disposta ad accollarsi il peso della colpa. Ed è Frank il primo a dare evidenti segni di cedimento quando l'accusa come unica responsabile, vanificando ogni promessa d'amore eterno e di fiducia incondizionata.
Innumerevole i ripensamenti dei due personaggi. Infinite le loro contraddizioni. Frank e Cora sono la metafora del tutto e del niente, si sentono grandi quando non sono nessuno, ma soprattutto sono deboli, vigliacchi e vuoti.
A colpire maggiormente è la seconda parte del romanzo, vedere come Cain tiri i fili del destino, beffandosi dei suoi personaggi nel peggior modo possibile, illudendoli prima e colpendoli poi. L'autore gioca con le cause e gli effetti, non c'è gesto, parola e addirittura pensiero che non si rifletta nel tempo in quanto nulla finisce, ma continua e muta creando una catena di interdipendenze destinata a non spezzarsi mai. È il karma. E non gli si può sfuggire.
La ripetitività di una stessa situazione ne genererà di completamente diverse tra loro, e qui si ritorna al titolo. Il postino suona sempre due volte, perché se il primo squillo di campanello può venire ignorato, il secondo non lascia scampo. 
Un romanzo che va letto contestualizzandolo al periodo in cui è stato scritto, ma se il cinema ne ha tratto sei film qualcosa di straordinario tra queste pagine deve pur nascondersi. Io l'ho trovato, e voi?


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3 commenti:

Mr Ink ha detto...

Penso che leggerò il romanzo, prima o poi, pur avendo visto il film.
Ma anni fa, quando non avevo l'età. Pensa che il perché del titolo non lo avevo mai capito. Pensavo che una volta suonasse per la posta e la seconda... che eufemismo usare?... per suonarsela. Ecco!

La Je ha detto...

Nonostante la scena focosa io quando vedo Jack Nicholson mi aspetto sempre un ascia e lui che grida: "Wendyyyyy!!!"
E' il mio incubo quest'uomo!:D

Silvia Leggiamo ha detto...

@Mr Ink
ahahah, in effetti guardando il film il significato del titolo può sfuggire, perché è altro a catturare l'attenzione, ma nel romanzo è più evidente.

@La Je
Ma sai che hai ragione?
Se poi leggi il libro ti chiedi come abbiano potuto sceglierlo come protagonista visto che dovrebbe avere poco più che vent'anni.
Idem Jessica Lane che cmq non è mai stata così sensuale, e detto da me è un complimentone perché non è assolutamente una delle mie attrici preferite.

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