16 marzo 2017

Recensione, LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf

Ragazzi, eccomi, sono riemersa finalmente delle tenebre! Voi non potete capire quanto sia stato devastante l'inizio di marzo... anzi chi ha a che fare con i consulenti del lavoro lo sa fin troppo bene e può capirmi. Poi, a parte autoliquidazioni INAIL, CU da consegnare e balle varie, mi sono presa un altro fantastico raffreddore, di quelli all in one, un pacchetto completo a base di tosse, mal di gola, catarro, cefalea e febbre... Ovviamente prendere della malattia era fuori discussione, il lavoro aveva la priorità, ma avete preso un mocio vileda dopo 1500 strizzate? Sono io adesso!
A pagare le conseguenze di tutto questo è stato ovviamente il blog, ma adesso cerco di rimettermi in carreggiata che ho parecchie cose da raccontarvi. Partiamo da un libro. Dolce, tenero, commovente, introspettivo. Una piccola chicca... una roba che fa bene e stringe forte il cuore.

Le Nostre Anime di Notte di Kent Haruf

| NN Editore, 02/2017 | pag. 200 | € 17,00 |
La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.




Voto:

Che l'eco di un romanzo così breve potesse perdurare tanto a lungo, non me l'aspettavo.
Di solito quando termino una lettura mi metto subito al computer per buttare giù le prime impressioni a caldo, perché si sa, a volte l'entusiasmo del momento scema un po' troppo in fretta e a posteriori ci si rende conto di aver letto qualcosa di valido a livello di intrattenimento, ma che non ha saputo scavare nel profondo della nostra anima. Poi ci sono quei libri che invece ti arricchiscono, e spesso te ne rendi conto solo con il passare dei giorni. Ho pensato spesso a Addie e Louise... alla loro vita tragicamente normale, fatta di sconfitte, rimesse e accettazioni e a come tutto sia cambiato dopo una semplice domanda: vuoi passare le notti da me?
Quando si arriva a una certa età, quando si è soli soprattutto, la notte è il momento più brutto della giornata, e così Addie e Louis decidono di attraversarla insieme. Sotto le coperte, tenendosi per mano, raccontandosi come non si sono mai raccontati con nessuno.
- Tu hai paura di morire?
- Meno di prima.
Sfidano le convenzioni, gli sguardi curiosi, i pettegolezzi di una comunità le cui vite cortesi ed educate sono lo stereotipo della tipica middleclass americana. Insieme Addie e Louis si sentono più forti, riscoprono il bisogno della condivisione, iniziano a comportarsi come una coppia a tutti gli effetti e poco alla volta non divideranno solo il letto.
Ma c'è una frase che aleggia sempre tra di loro... "prima che sia troppo tardi". Ci provano ad avere coraggio, chi se ne frega di cosa dice la gente, alcuni invidiano addirittura la loro voglia di ricominciare, ma ben presto faranno un'amara scoperta: la libertà a settant'anni può avere un prezzo altissimo... saranno disposti a pagarlo?

Kent Haruf, con il suo stile estremamente familiare, coi suoi dialoghi che scorrono come fiumi, senza bisogno di venire nemmeno virgolettati e una raffinatezza narrativa più unica che rara, dopo la trilogia della Pianura ci riporta nuovamente nell'immaginaria cittadina di Holt e ci fa riscoprire la magia delle stelle e l'immortale forza dell'amore. Ma è mentre ci parla di seconde occasioni con grande tenerezza che la sua penna si abbatte implacabile su Addie e Louis, trovandoci impreparati. Almeno io lo ero. Posso capire tutto: una vita ingiusta, un destino avverso, uno, due, cento, mille rimpianti... ma che un uomo dalla mente piccola e ottusa possa rendersi artefice di una rovina, no, non lo accetto. Quello che Addie e Louis costruiscono non può essere distrutto, un sentimento pulito e sincero non deve venire condannato, non da chi dovrebbe volere il tuo bene. È questo senso di impotenza che ancora mi porto dentro. La consapevolezza che prima o poi dipenderemo da altre persone. Il senso di resa a cui dovremmo piegarci. Sapere che forse un giorno non avremo forze sufficienti per combattere le nostre battaglie.

Le Nostre Anime di Notte è l'ultimo romanzo di Haruf, viene definito il suo testamento letterario e leggerlo con questa consapevolezza gli ha regalato tutto un altro sapore. Più amaro. Più duro. Più malinconico. Ma come tutti i testamenti ha un lascito da custodire gelosamente. Il finale poi è bellissimo, tutto era cominciato con una telefonata e tutto si chiude nello stesso modo, con poche sussurrate parole che racchiudono la disperazione del momento e la speranza che niente possa andare perduto.

Film


Quest'anno è previsto su Netflix il film tratto dal romanzo di Haruf, sceneggiato da Scott Neustadter e Michael H. Weber (Io prima di te e Colpa delle stelle) e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda.

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1 marzo 2017

Libro VS Film - Sfida n°50

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
La Ragazza del Treno

 
Vince il film!

Se il romanzo di Paula Hawkins si era rivelato una totale delusione (qui la recensione), devo dire che il film mi ha piacevolmente stupita nonostante ricordassi abbastanza bene l'epilogo. Oddio, non è chissà quale capolavoro, ma da parte mia si prende la sufficienza.
Mi fa ridere solo una cosa. Ho letto il parere della critica - quella ufficiale e altolocata! - e nella maggioranza dei casi la pellicola di Tate Taylor è stata giudicata noiosa rispetto al libro, una robetta leggera e voyeristica da non vedere al cinema ma sul divano di casa con una Emily Blunt costretta in un ruolo lamentoso e al limite del piagnucoloso.
Tutto vero, potrei dire, ma Rachel, la protagonista interpretata appunto dalla Blunt non poteva proprio risultare diversa. Lei è lamentosa. E piagnucolosa, insopportabile, inaffidabile, visionaria, alienata, alcolizzata... Insomma le ha tutte.
Condivido anche l'altro pensiero, il film si può vedere benissimo in dvd o con la pay tv, non merita i soldi di una prima fila, ma facciamo un passo indietro. Chi ha detto che la pellicola è noiosa rispetto al libro, ha letto davvero il romanzo della Hawkins? Non ne sono mica convinta. Se il film a molti può essere sembrato lento, confusionario, con personaggi troppo fuori dalle righe, sappiate che rispecchia pienamente quello che l'autrice voleva trasmettere ma che non è riuscita a fare troppo bene. Lo ribadisco: scrittura piatta, personaggi monocorde, finale prevedibile. Nel film invece c'è più movimento, Haley Bennet è una meravigliosa (oltre che bellissima) Megan e niente da dire nemmeno su Rebecca Ferguson che interpreta quella bacchettona di Anna.
Tate Taylor già in The Help (2011) mi aveva fatto capire che più del ritmo, in un film è importante la narrazione, ed è un po' la stessa regola che dovrebbe valere per un romanzo. Io sinceramente penso che più di così non poteva fare a meno che non cambiasse la trama. Taylor ha reso le atmosfere cupe e opprimenti, ha giocato benissimo coi flashback, ha deformato la realtà facendoci vedere tutto attraverso gli occhi stanchi e deliranti di Rachel.
Poi, se proprio dovessi analizzare il finale ci sarebbe altro da dire, perché ecco, quello sposta l'ago della bilancia in zona rossa. Non è effettivamente un granché e purtroppo sa di già visto; è quell'elemento che invece di dare punti alla storia glieli fa perdere. Ma quello era... e quello ci teniamo. Comunque ringrazio la Hawkins per non aver partecipato alla produzione del film. Qualcosa di buono così è uscito.

Trailer 



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E secondo voi?
Libro o film? ;)

22 febbraio 2017

Le Uscite di Febbraio 2017 #2

Buongiorno lettori! Questo nuovo post nasce dal bisogno - urgentissimo e impellente - di segnalarvi un'uscita a mio avviso imperdibile, ovvero Il Viaggio di Caden di Neal Shusterman, l'autore del meraviglioso Unwind (qui la recensione).
Con questo titolo l'autore si discosta dal distopico e dal fantastico per parlarci di un ragazzo affetto da schizofrenia e di come la malattia gli abbia poco alla volta cambiato la quotidianità, sua e di tutte le persone che gli stanno intorno. Il Viaggio di Caden è un libro autobiografico e l'autore ha trasportato su carta la storia, dura e visionaria, di suo figlio.
Che dire? Lo voglio. Appena leggo "Shusterman" mi parte la brocca. Posso leggere anche la sua rubrica del telefono per essere felice. E poi, la cover... non è stupenda?
Già che c'ero ho approfittato per inserire qualche altro romanzo che ha stuzzicato il mio fragile e corruttibile cuore da lettrice.

Il Castoro

 
| Il Viaggio di Caden di Neal Shusterman | pag. 320 |
Caden Bosch ha 15 anni ed è sempre stato un ragazzo estroverso, pieno di amici e di talento. Da qualche tempo però ha cominciato a sentirsi inquieto, a fare strani sogni e sentire sensazioni ossessive, maniacali, compulsive. Sempre più spesso si ritrova su un galeone che solca il mare alla volta della Fossa delle Marianne, tra tempeste e mostri marini che non riesce a controllare. Caden va in crisi, non distingue più reale e irreale. Da una parte si ritrova in ospedale, accanto al dottor Poirot e agli amici Hal, Carlyle, Skye e Callie. Dall’altra parte è combattuto tra la lealtà verso il capitano della nave e il fascino dell’ammutinamento. Il fondo della Fossa delle Marianne è sempre più vicino e Caden deve scegliere: lasciarsi andare o cominciare la risalita?
Dal 23 Febbraio 2017.
E siccome di questo autore non potete perdervi NIENTE vi segnalo che su Amazon c'è disponibile Unwind. Cioè, gente, correte, non fatevelo scappare, leggetelo e non ve ne pentirete, Unwind è il distopico più bello che abbia mai letto.


Marsilio

 
| Il Cuore degli Uomini di Nickolas Butler | pag. 468 |
Nel 1962 Nelson è un boyscout occhialuto e secchione. Trascorre l'estate nel campo Chippewa, in Wisconsin, fra raduni attorno ai falò, corsi di orientamento nel bosco, bagni nel lago ghiacciato, emarginato e zimbello dei compagni. Solo Jonathan, un ragazzo molto più popolare, sembra concedergli una sorta di fragile amicizia. Trent'anni dopo, i due protagonisti si ritrovano per caso nello stesso campo: Nelson, veterano del Vietnam, riveste il ruolo di capo scout; Jonathan, ricco padre di famiglia, accompagna il figlio adolescente. Un evento sconcertante, però, verrà a turbare l'apparente quiete del raduno e a mettere tutti di fronte agli equivoci del proprio coraggio e della propria vigliaccheria.
Dal 23 Febbraio 2017.
Rizzoli

 
| Il Metodo 15/33 di Shannon Kirk | pag. 276 |
Ha sedici anni, è incinta e vulnerabile, ed è appena stata rapita, scaraventata sul pianale di un furgoncino lurido. Dovrebbe essere terrorizzata, dovrebbe supplicare di essere liberata, ma non lo fa. Dal primo istante del suo sequestro, con freddezza, ha iniziato a pianificare la fuga, pregustando la vendetta. È metodica, calcolatrice, analitica; tutto ciò che scorge intorno a lei diventa una risorsa utile per il suo fine. Senza lasciare nulla al caso, sicura dei suoi tempi e delle sue mosse, aspetta il momento per colpire, e i rapitori si muovono ignari di avere tra le mani una fredda sociopatica. Gli agenti dell'FBI Roger Liu e la sua compagna Lola devono fare in fretta, ma per salvare chi? La vittima o l'aggressore? La linea che li separa, infatti, si assottiglia sempre di più.
Dal 9 Febbraio 2017.
Garzanti

 
| Quando l'Amore Nasce in Libreria di Veronica Henry | pag. 312 |
In uno stretto vicolo di un minuscolo paesino vicino a Oxford si nasconde un posto speciale. È una piccola libreria, tutta di legno. Gli scaffali arrivano fino al soffitto e pile di libri occupano ogni angolo disponibile. Il suo nome è Nightingale Books ed è proprio qui che Emilia è cresciuta. Fra le pagine di Madame Bovary e una prima edizione di Emma di Jane Austen, Emilia ha imparato che i libri possono anche curare l'anima. È proprio questo che suo padre ha fatto per tutta la sua vita e ora è compito di Emilia: aiutare i suoi clienti grazie ai libri. Thomasina, timida e introversa, ha scoperto la cucina e l'amore attraverso i romanzi di Proust e i libri del cuoco Anthony Bourdain; Sarah, la proprietaria dell'antica villa di Peasebrook Manor, trova il suo unico conforto tra le righe di Anna Karenina; Jackson riesce a comunicare con suo figlio solo grazie al Piccolo principe. Perché per ogni dolore, per ogni dubbio, per ogni momento difficile esiste il libro giusto. Un libro che ti può salvare. Un libro che può farti trovare l'amore. Ma adesso la libreria è in pericolo. I conti proprio non tornano, i creditori stanno diventando pressanti e un uomo d'affari senza scrupoli vorrebbe costruire al suo posto degli appartamenti di lusso. La tentazione di vendere è enorme, ma Emilia deve tenere fede alla promessa che ha fatto al padre, deve lottare per la Nightingale Books. Deve continuare ad aiutare gli altri attraverso le pagine dei libri. Grazie alle parole di Camus, Salinger, Burgess e Kerouac, forse Emilia riuscirà a trovare la chiave per risolvere i suoi problemi. Manca solo quella per aprire il suo cuore.
Dal 9 Febbraio 2017.
Leggereditore

  
| La Prima Stella della Notte di Susan Elizabeth Phillips | pag. 400 |
- serie Chicago Stars #8 -
Piper Dove è una ragazza ambiziosa e determinata: il suo sogno è diventare la migliore detective di Chicago e riscattare un passato difficile e tormentato. Il suo primo incarico consiste nel pedinare Cooper Graham, celebre ex quarterback dei Chicago Stars, una vera e propria star in città. Peccato che venga scoperta quasi subito... Ora che rischia di perdere casa e agenzia, Piper non ha altra scelta che accettare il lavoro nel club alla moda di Cooper, lo Spiral, ma la vita dell’ex campione negli ultimi tempi è diventata piuttosto movimentata e rischia di coinvolgere la ragazza in affari ben più pericolosi di una crisi finanziaria. Qualcuno ce l’ha con Cooper e sta facendo di tutto per sabotare le sue attività e minarne la popolarità. Piper sa che ormai è troppo tardi per slegare il proprio destino da quello di un uomo che la attrae terribilmente e che sente poter essere quello giusto. Perché niente intriga di più lo spirito competitivo di uno sportivo che una sfida impossibile: conquistare una donna spaventata dai sentimenti.
Dal 9 Febbraio 2016.
Feltrinelli

  
| Magari Domani Resto di Lorenzo Marone | pag. 315 |
Chiamarsi Luce non è affatto semplice, specie se di carattere non sei sempre solare. Peggio ancora se di cognome fai Di Notte, uno dei tanti scherzi di quello scombinato di tuo padre, scappato di casa senza un perché. Se poi abiti a Napoli nei Quartieri Spagnoli e ogni giorno andare al lavoro in Vespa è un terno al lotto, se sei un avvocato con laurea a pieni voti ma in ufficio ti affidano solo scartoffie e se hai un rottame di famiglia, ci sta che ogni tanto ti "arraggi" un po'. Capelli corti alla maschiaccio, jeans e anfibi, Luce è una giovane onesta e combattiva, rimasta bloccata in una realtà composta da una madre bigotta e infelice, da un fratello fuggito al Nord, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un lavoro insoddisfacente. Come conforto, solo le passeggiate con Alleria, il suo Cane Superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con l'anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Finché, un giorno, a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma è forse l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito l'impulso di prendere il volo, o magari restare, trovando la felicità nel suo piccolo pezzettino di mondo?
Dal 9 Febbraio 2017.



E anche per oggi è tutto, alla prossima 8)

21 febbraio 2017

Weekly Recap #155

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Chiacchiere e Statistiche

Buon pomeriggio lettori!
Oggi per poco non vi beccavate un tag letterario, è vero, non ne faccio mai, ma ne ho visti in giro di carini e per un attimo sono stata tentata. Per un attimo eh... poi la pigrizia ha avuto la meglio (almeno per ora)! Una domanda però non ha smesso di frullarmi in testa: quanti libri compri al mese?
E così ho fatto un rapido bilancio degli acquisti del 2016 tralasciando ovviamente scambi, prestiti, regali, e bla bla...
Ho scoperto di aver comprato 29 libri, quasi 2,5 al mese.
Ma l'analisi non è finita lì, figuriamoci. Di questi 29 ne ho letti solo 8 e 2 li avevo presi perché mi erano piaciuti e ci tenevo a conservarli nella mia libreria (Rosemary's Baby e Maus). 
In pratica ci sono 19 libri che vegetano negli anfratti di casa... (più tutti gli altri)
Come sta andando il 2017? Finora ho comprato solo un libro (Follia di McGrath) e il primo albo di Monster, quindi due titoli in due mesi. Dai, la media è buona :) però ci sono dei romanzi che ho amato e voglio recuperare, in primis Ci Proteggerà la Neve di Ruta Sepetys (sarò paziente e moniterò Il Libraccio) e poi Il Tribunale delle Anime perché mi sento troppo in colpa a non avere iniziato la serie di Carrisi ambientata a Roma.
A proposito... e voi come state messi? Su su... fate outing!

NEW ENTRY


Come vi dicevo ho comprato il primo albo di Monster <3
Finalmente la Panini Comics si è decisa ad andare in ristampa (la terza!) e dopo anni e anni di attesa in cui mi è pure cresciuta la barba, non ci ho pensato due volte ad infilare la prima uscita nel carrello di Amazon! La serie in tutto si compone di nove numeri e insieme a 20th Century Boys è considerato il capolavoro di Naoki Urasawa.



Voglio cedere a poche novità quest'anno, giuro 🙏, cercherò di impegnarmi il più possibile, ma l'uscita di Haruf non mi ha lasciato scampo. Devo ancora recuperare la trilogia della Pianura (altra missione 2017 8)), ma partire da Le Nostre Anime di Notte mi sembra ottimo. L'ho in lettura e sono già malinconicamente innamorata.
Poi, siccome ai libri "malati" non so resistere, ecco La Figlia Femmina di Anna Gurickovic Dato che inizierò immediatamente dopo Haruf. 

Per trame, prezzi e altro, vi rimando su Amazon

  

Cosa mi sono vista


Ma che chicca è questo film? Se the Conjuring l'avevo trovato bello, questo è stupendo. Una perla.
Ispirato al caso Enfield, di cui forse saprete già tutto grazie alla minisere tv, racconta un fenomeno di poltergeist che sconvolse un'intera cittadina inglese alla fine degli anni 70, tanto da scomodare sacerdoti, esorcisti e mass media. Per quanto la veridicità della storia faccia ancora storcere il naso ai più scettici, questo è il caso più documentato sulle possessioni demoniache. 
A parte la trama che non può non suscitare grandissima curiosità (ditemi storia vera e io ci sono!) il film è perfetto sotto ogni punto di vista. Meravigliosa la regia, sempre grandioso il cast e la tensione è un tale crescendo da tenerti inchiodato alla poltrona. Anzi, non parliamo di poltrone che è meglio... e nemmeno di suore. Perché? Be', guardatelo. E spaventatevi!


Nonostante abbia già pronto il relativo post - Libro VS Film - ve lo dico lo stesso, il film de La Ragazza del Treno è decisamente meglio del libro.
"Ci voleva poco" mi sono sentita dire spesso, e beh, forse è vero, ma ormai fatico ad azzardare ipotesi... tutto è possibile! 
In breve il regista ha rattoppato tutto quello che nel libro era fatto male ed è riuscito a creare una discreta suspense. Insomma, per chi non conosce il finale, una piacevole visione (ma non di serie A).


Di Annabelle fa più paura la locandina dell'intero film. Purtroppo a parte un paio di scene ad alto tasso adrenalinico non c'è nulla degno di nota, ma la visione era d'obbligo visto che sto recuperando tutti i film inerenti a the Conjuring e ai coniugi Warren. Il prossimo sarà il remake di Amityville Horror con Ryan Reynolds, poi direi che sono a posto: posso prendere un  master in esorcismo e cambiare lavoro 8)

Alla prossima!

20 febbraio 2017

Recensione, L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA di Walter Tevis

L'Ultima volta che vi ho parlato di un classico della fantascienza è stato con "L'Invasione degli Ultracorpi" e come spesso mi capita quando esco soddisfatta e appagata da una lettura ho un solo pensiero in testa: perché non recuperare altri classici di questo genere? Lo farò. Ormai il mio 2017 è pieno di missioni impossibili e non vorrei aggiungerne altre, ma la tentazione è davvero troppo forte!

L'Uomo Che Cadde Sulla Terra di Walter Tevis

| Minimun Fax, Beat | pag. 231 | 

 
«Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo». E allora cosa è l’individuo gentile e fragile che si fa passare per cittadino britannico, nascondendosi dietro il nome altisonante di Thomas Jerome Newton, che accumula in breve tempo una vera e propria fortuna grazie a invenzioni geniali e inaudite, che vive in solitudine quasi completa dedicandosi a un compito misterioso e immane?
Uno dei pochi romanzi di fantascienza che abbiano lasciato una traccia indelebile nella letteratura mondiale, L’uomo che cadde sulla Terra è un apologo amaro sul mondo di oggi e (probabilmente) di domani, la storia disperata di un “alieno” in ogni senso, che in una celebre trasposizione cinematografica ha preso il volto inquietante e commovente di David Bowie.
Voto:
"la maggior parte degli uomini vive una vita di quieta disperazione"
Henry David Thoreau
Gli anni Sessanta in America hanno rappresentato un momento di grande rinnovamento culturale e la fantascienza ha smesso di essere un fenomeno di nicchia diffondendosi in breve tempo nell'immaginario comune attraverso i mass media, con lo scopo di diffondere messaggi sociali e politici.
È inoltre cosa nota che in quegli anni, attraverso romanzi di questo genere, si volessero raccontare gli attriti con l'URSS, i timori per una terza guerra mondiale, e l'alieno era il simbolo perfetto di un nemico - ignoto- contro cui ci si doveva difendere.
Walter Tevis, autore poliedrico noto per aver scritto Lo Spaccone e Il Colore dei Soldi, due romanzi ambientati nelle sale da biliardo da cui sono stati tratti gli omonimi film del 1961 e del 1986 rispettivamente diretti da Robert Rossen e Martin Scorsese, con L'Uomo Che Cadde Sulla Terra sembra discostarsi da un genere per abbracciarne un altro, ma non è proprio così. Questo testo, che parla di astronavi, pianeti sconosciuti e alieni, è in realtà una riflessione nostalgica sul decadentismo dell'uomo che cede all'edonismo, ai vizi, alle lusinghe, ai giochi di potere...
Thomas Jerome Newton (il cui vero nome è Rumpelstiltskin, il nostro Tremotino, e se non ricordate la fiaba cliccate qui) viene da Anthea, un pianeta devastato dalle armi nucleari, ormai al collasso e privo di qualsiasi fonte di energia. Newton, fisicamente simile, ma con un QI due volte superiore a quello di un uomo, viene addestrato per quindici anni e mandato sulla Terra con uno scopo preciso: salvare gli antheani. Provenendo da una società più avanzata non gli è difficile accumulare in breve tempo ingenti somme di denaro grazie a invenzioni straordinarie come la televisione 3D, ma più il tempo passa più Newton, incapace di provare rabbia e rancore, cede al fascino della Terra, alla sonnolente vitalità tipica dell'essere umano.
Non è un romanzo fatto di colpi di scena, sappiamo tutto fin dal principio e i continui richiami al dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La Caduta di Icaro, ci rendono già nota anche la fine.
Eppure, nonostante Newton venga scoperto e fallisca la sua missione, siamo noi a uscirne ulteriormente sconfitti. Noi, che abbiamo paura del diverso. Noi, che ci scagliamo contro i più deboli. Noi, che nel tentativo di proteggerci ci autodistruggiamo.
Bellissimo il finale, con un Newton sempre più umano e solo, ma che nonostante tutto non conosce ancora l'odio e il disprezzo. Lui, con il suo fragile corpo da uccellino ha sfidato la forza di gravità, il sistema solare, l'alienazione e la diffidenza, traendone solo una cosa. Soldi. Talmente tanti da non sapere cosa farsene e da non renderlo felice.
Leggetelo, forse L'Uomo Che Cadde Sulla Terra non brillerà per stile e ritmo, ma è sicuramente un indimenticabile e sempre attuale manifesto nel panorama della fantascienza.

Edizioni Urania


  


TRAILER FILM




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16 febbraio 2017

Recensione, YELLOW BIRDS di Kevin Powers

Sto cercando di recuperare alcune vecchie recensioni, perché di certi titoli, non avervi ancora parlato, è quasi vergognoso.
Quelle di stasera sono poche parole, ma spero vi convincano a leggere questo romanzo che non è solo un libro di guerra, ma molto, molto di più.

Yellow Birds di Kevin Powers

| Einaudi, 2013 | pag. 192 | € 17,00 |
Partiti a diciott'anni. Talmente impreparati, talmente ingenui da credere che insieme ce l'avrebbero fatta. Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l'orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell'Iraq: i cadaveri che bruciano nell'aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non gli dà pace. "Il miglior romanzo che abbia letto sulla guerra: essenziale, incredibilmente preciso, perfetto. Probabilmente è il libro più triste che io abbia letto negli ultimi anni. Ma triste in modo importante. Dobbiamo essere tristi, profondamente tristi, per quel che abbiamo fatto in Iraq". (Dave Eggers)
Voto:

Sono morta. Sono morta, risorta e poi di nuovo morta.
Non so quante volte questo libro mi abbia uccisa, ma non sono state poche.
Come spesso mi capita l'ho iniziato senza sapere nulla della trama, affidandomi ciecamente all'autore che a combattere in Iraq c'è stato davvero, e non per fare l'eroe, ma per pagarsi il college. Sei anni della sua vita in cambio di cinquantamila dollari. Mai scelta fu più sbagliata, mai scelta ha avuto un prezzo tanto alto da pagare. E così Kevin Powers ha voluto scrivere un libro che è la cronaca di un dolore, di un ripianto, di un qualcosa che non potrà mai più riavere indietro.
«La guerra provò a ucciderci in primavera. Quando l'erba tingeva di verde le pianure del Ninawa e il clima si faceva piú caldo, pattugliavamo le colline basse dietro città e cittadine. Superavamo le alture e ci spostavamo nell'erba alta mossi dalla fede, aprendoci sentieri con le mani come pionieri, tra la vegetazione spazzata dal vento. Mentre dormivamo, la guerra sfregava a terra le sue mille costole in preghiera. Quando arrancavamo, sfiniti, i suoi occhi erano bianchi e spalancati nel buio. Se noi mangiavamo, la guerra digiunava, nutrita dalle sue stesse privazioni. Faceva l'amore e procreava e si propagava col fuoco. Poi, in estate, la guerra provò a ucciderci mentre il calore prosciugava dei colori le pianure».
Su queste pagine ci sarebbe tanto da dire, ma mi chiedo quanto una recensione lunga ed esaustiva serva davvero. Yellow Birds andrebbe semplicemente inserito nella lista dei cento titoli da leggere una volta nella vita, per tanti motivi. Non è solo un romanzo, ma una testimonianza. Powers è un poeta, unisce alla durezza del racconto una prosa lirica che ti porta quasi a crogiolarti nella bellezza delle parole, per farti poi sprofondare in un abisso di sangue e morte.
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15 febbraio 2017

Recensione the FIREMAN di Joe Hill

Buongiorno a tutti cari lettori, oggi mi devo togliere a malincuore un sassolino nella scarpa e non sapete quanto mi costi. Ho inserito the Fireman nel post delle delusioni del 2016 e adesso vi spiegherò perché. Forza e coraggio. Ah Joe, dico a te, non farmi mai più una cosa del genere, chiaro?

The FIREMAN #1 di Joe Hill

| Sperling & Kupfer, 2016 | pag. 312 | € 14,90 |
| parte uno, segue L'Isola della Salvezza |
Mantenete il sangue freddo.Arriva l'uomo del fuoco.
Nessuno sa dove e quando sia iniziata.
Tutti hanno imparato a loro spese che la nuova epidemia si diffonde più velocemente di qualsiasi altra malattia, e che ha già decimato la popolazione di grandi città come Boston, Detroit, Seattle.
Per i medici il suo nome è Trichophyton draco incendiarius, per la gente si chiama Scaglia di Drago, perché il suo primo sintomo è un marchio d'oro e nero sulla pelle e l'ultimo è la morte. Per autocombustione.
Milioni di persone sono infette; gli incendi scoppiano dappertutto. Non esiste antidoto. Nessuno è al sicuro.
Harper Grayson, bravissima infermiera che non si lascia abbattere da niente e nessuno, ha curato migliaia di malati prima che il suo ospedale fosse ridotto in cenere. Lei e il marito Jakob si erano promessi di farla finita, in caso d'infezione, ma ora che anche lei porta i segni terribili del Drago, Harper vuole vivere. Almeno fino al termine della sua gravidanza.
Incinta, abbandonata dal marito terrorizzato, perseguitata dalle feroci Squadre di Cremazione a caccia di infetti, Harper sembra destinata a soccombere.
Se non fosse per il misterioso straniero vestito da pompiere che arriva in suo soccorso.
L'unico uomo che sappia controllare il fuoco. Anche quello malato che cova dentro il suo corpo.
The Fireman è un romanzo apocalittico appassionante, diviso in due parti: L'uomo del fuoco eL'isola della salvezza.
Voto:
waiting...

C'è stato un tempo in cui Stephen King riempiva i miei sogni di bambina trasformandoli in veri e propri incubi. Ero nell'età in cui avevo bisogno di avere paura, perché l'orrore mi rendeva più forte, mi portava a sfidare i miei limiti, ma a distanza di sicurezza. Nella storia c'era il cattivo da sconfiggere, ma il libro era il mio scudo.
Oggi come oggi avere paura è più difficile, un po' perché crescendo mi sono corazzata, un po' perché la letteratura offre spunti sempre meno interessanti in questo campo, ma Joe Hill, da buon erede di suo padre, con alcuni suoi titoli era riuscito a far riaffiorare la bambina di un tempo, quella che leggeva di nascosto, sotto le coperte, con la torcia accesa e una ventina di peluche a proteggerla nel letto.
Figuratevi la mia gioia quando hanno annunciato l'uscita della sua ultima fatica.
Fireman doveva essere un titolo capace di infiammare gli animi, invece - ahimé - manca di spregiudicatezza ed è anche eccessivamente buonista. Almeno per ora, perché, vi ricordo, questa è solo la prima parte di un titolo che è stato diviso in due.

In un futuro molto prossimo una virulenta epidemia sta decimando la popolazione mondiale; sembra che dal Trichophyton draco incendiarius non ci sia scampo e venirne contagiati significa morire per autocombustione.
Il panorama che si prospetta al lettore è totalmente apocalittico; un mostro contro il quale non si hanno armi per combatterlo, il panico che genera il caos, ospedali al collasso, gente barricata in casa per proteggersi da un killer invisibile.
Harper Grayson lavora come infermiera e non si risparmia mai, nemmeno per un secondo, nemmeno quando la scaglia di drago si manifesta sulla sua pelle. Ha paura, certo, ma è incinta e vuole a tutti i costi portare a termine la gravidanza... chiede solo di sopravvivere nove mesi.
Sono pagine, queste, in cui si respirano le ceneri dei corpi bruciati, la tensione è oltremodo palpabile e come l'autore in pochi passaggi riesca a sgretolare il rapporto tra Harper e suo marito ha dell'incredibile: lui, che sembrava volerla proteggere dal male supremo, in preda alle fobie più deliranti tenta di ucciderla pur di non farsi contagiare, provocandone la fuga.
È in un momento di pura angoscia e inquietudine che la storia entra incredibilmente in una fase di stallo. Attenzione, non di noia, se c'è una cosa che Joe Hill sa fare è scrivere, ma a conti fatti succede poco o niente.
Harper trova rifugio ai margini della città e scopre una società di persone infette che riescono a controllare la scaglia di drago. Come? Con la gratitudine, l'amore, i pensieri felici. Si ritrovano in chiesa e cantano, finché un'esplosione di luce non si impadronisce dei loro corpi risanandoli. C'è la devastazione totale là fuori, ma loro cantano, e poco alla volta Harper riesce a sprigionare la Mary Poppins che è in lei in un tripudio di melodie e tonnellate di zucchero. Insomma, pare che la pandemia si possa controllare a suon di gorgheggi e che la paura funga da detonatore. (What?!?!)
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