17 novembre 2017

Le Uscite di Ottobre e Novembre 2017

Come spesso capita, dopo il periodo estivo, assistiamo al boom delle pubblicazioni. Gioia e tragedia. Gioia perché siamo lettori e le novità sono il pane, tragedia perché il nostro conto corrente subisce un crollo che Wall Street se lo sogna.

Il titolo più figo di sempre è sicuramente Guida Tascabile per Maniaci dei Libri. Adesso ditemi che non vi è saltato il by-pass anche solo leggendo il titolo. Be' a me sì. Questo romanzo è la nostra bibbia ragazzi! E' il classico tomo da tenere sul comodino, da portarsi in bagno (e non lo dico per sminuirlo, eh!), da sfogliare sul divano e nei momenti in cui si va in blocco. È uno di quei manuali im-per-di-bi-li. È il libro che ho sempre voluto che pubblicassero. Ne esistono tanti sul mondo del cinema, ma sul mondo letterario io ne sentivo proprio il bisogno. Anzi, se ne conoscete altri, fatemelo sapere!
Ho già avuto il piacere di sfogliarlo e due parole mi sento di spenderle, soprattutto riguardo alle mie sezioni preferite. In primis gli incipit. In questa guida trovate le prime righe dei romanzi che hanno fatto la Storia e già ieri vi ho intasato Instagram con qualche estratto e oggi vi ripropongo quello di Lolita di Nobokov (1955).
Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
«Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
Altre due sezioni che adoro sono le stroncature (ce ne sono su Jane Austen da far rizzare i capelli a tutte le fan!) e le curiosità.
Ecco un fantastico botta e risposta.
Umberto Eco: Oggi ho riscritto il capolavoro del Manzoni affinché la generazione più giovane non si annoi leggendo delle sciatterie nanesche come quelle di Ken Follett.
Ken Follett: A Eco preferisco Dan Brown.
E infine una curiosità che mi ha fatto cadere un mito.
Alexandre Dumas assunse un ghostwriter, August Maquet, per aiutarlo a scrivere I Tre Moschettieri e Il Conte di Montecristo. Il poveretto, a cui non è mai stata riconosciuta fama né un adeguato compenso economico, portò Dumas in tribunale.
Detto questo infilatelo anche voi in wish list e regalatelo a Natale. Io lo farò di sicuro.
Sono stra-felice anche che la DeA abbia ripubblicato Ready Player One e non nego di essere molto incuriosita da Accendimi di Marco Presta.

Edizioni Clichy

 
| Guida Tascabile per Maniaci dei Libri | pag. 512 | € 12,00 |
Un libro che si propone come una sorta di indispensabile «bibbia» per i veri lettori forti, gli instancabili e inarrestabili «maniaci» dei libri. Impossibile elencare tutto ciò che questa anomala guida contiene, tra mille rimandi e richiami tra l’una e l’altra sezione. A titolo puramente di esempio: i mille libri fondamentali: dall’Epopea di Gilgamesh (il libro più antico del mondo, 1700 a.C.) a Harry Potter, con autore, paese e anno di edizione; le vite: brevi cenni biografici in pillole dei più grandi scrittori e poeti di sempre; gli incipit dei più grandi capolavori di sempre; i premi: con gli elenchi dei vincitori dei premi più importanti (Nobel per la letteratura, Man Booker Prize, National Book Award, Pulitzer, Goncourt, Médicis, Renaudot, Goethe, Strega, Viareggio, Campiello, Cervantes...); i best seller: i maggiori di sempre, le serie best seller, i best seller anno per anno dal 1900 a oggi; le stroncature più celebri e più strane, i libri-film: i più importanti libri trasformati in film; le curiosità intorno ai libri; cibo e alcool: cocktail e ricette della letteratura; le più commoventi e divertenti frasi sui libri; una breve storia dell’editoria, da Gutenberg a oggi. Un catalogo, un repertorio, una enorme serie di elenchi, nomi, titoli, richiami. Un modesta guida verso il paradiso per chi ama leggere.
Dal 30 Novembre 2017.

De Agostini

 
| Reader Player One di Ernest Cline | pag. 443 | € 17,00 |
Chiunque abbia la mia età ricorda esattamente dove si trovava e che cosa stava facendo nel preciso istante in cui, per la prima volta, sentì parlare della Caccia. È una fredda mattina di gennaio del 2045 quando la notizia destinata a sconvolgere la vita del giovane Wade rimbalza sugli schermi di tutto il mondo: il creatore di videogiochi più prolifico e geniale di sempre, James Halliday, è morto nella notte senza lasciare eredi. Che ne sarà adesso di OASIS, il formidabile contenitore di universi virtuali da lui ideato? E dei milioni di persone che, ogni giorno, scelgono di trascorrere la propria esistenza nei suoi strabilianti meandri, piuttosto che nella realtà di un pianeta devastato dalle guerre, dalle carestie e dall’ingiustizia sociale? La risposta è contenuta in un video che Halliday stesso ha diffuso poco prima di morire: una caccia al tesoro globale, una sfida virtuale ispirata ai mitici videogiochi della sua (e della nostra) adolescenza.
Chiunque riuscirà a scoprire per primo la serie di indizi disseminati da Halliday, decifrandone il complesso viluppo di citazioni e rimandi, riceverà in premio la sua immensa fortuna e il controllo di OASIS. Per Wade, nerd fino al midollo e appassionato di retrogaming, è l’occasione di riscattare una vita ai margini. Ma la I.O.I., multinazionale tra le più potenti e spregiudicate, non ha alcuna intenzione di restare a guardare, e, pur di mettere le mani su OASIS, si prepara a giocare una partita che più sporca non si può.
Acclamato come il primo, grande romanzo dell’Era digitale, Ready Player One è un vero e proprio trionfo dell’immaginazione. Capace di stupire ed emozionare, e di proiettarci in un futuro che è già presente.
Dal 7 Novembre 2017.

 
| Mirror Mirror di Cara Delevingne | pag. 379 | € 16,90 |
Cara Delevingne è una delle donne più influenti della sua generazione. Nata a Londra, ha raggiunto il successo mondiale nel 2009 ed è stata nominata Modella dell’Anno ai British Fashion Awards nel 2012 e nel 2014. Ha iniziato la sua carriera da attrice nel 2012 con un primo ruolo nell’adattamento cinematografico di Anna Karenina, e da allora ha preso parte come protagonista in film come Città di Carta, Suicide Squad, Valerian e la città dei mille pianeti e Life in a Year. Mirror, Mirror è il suo primo romanzo.
“Mi sono innamorata di questi personaggi, delle loro vite, dei loro problemi, di tutto quello che rappresentano per me. Crearli è stata un’avventura unica e condividerli con voi lo sarà ancora di più.” - Cara Delevingne
Cara ha scritto Mirror, Mirror insieme all’autrice bestseller Rowan Coleman. Rowan vive con la sua numerosa famiglia e i suoi due cani in una casa molto affollata nell’Hertfordshire. Divide il suo tempo tra la famiglia e l’attività di autrice di narrativa per adulti e per ragazzi.
Dal 10 Ottobre 2017.

Newton Compton

 
| Magic di V. E. Schwab | pag. 416 | € 10,00 |
- shades of magic #1 -
Kell è uno degli ultimi maghi rimasti della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono infatti la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, dove accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell'Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio iii nella Londra Bianca, la più noiosa delle versioni di Londra, quella senza alcuna magia. Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere anche solo piccoli scorci di realtà che non potrebbero mai vedere. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e adesso Kell comincia a rendersene conto. Dopo un'operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale e infine lo costringe a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se si vuole continuare a giocare prima di tutto bisogna imparare a sopravvivere...
Dal 12 Ottobre 2017.

Neri Pozza

  
| Mia Cugina Rachele di Daphne Du Maurier | pag. 383 | € 17,00 |
Cornovaglia, metà Ottocento. Rimasto orfano a diciotto mesi, dopo la morte improvvisa dei genitori, Philip Ashley viene cresciuto dal cugino Ambrose, uno scapolo impenitente e non privo di una buona dose di misoginia. Per anni il loro ménage familiare scorre sereno e tranquillo e vano risulta qualsiasi tentativo da parte di amici e conoscenti di spingere Ambrose verso le gioie domestiche del matrimonio. Grande è, perciò, lo stupore di Philip nel ricevere una lettera da Firenze, dove da qualche anno Ambrose si reca a svernare per motivi di salute, in cui il cugino gli comunica di aver sposato una lontana parente, la cugina Rachele, vedova di un nobile italiano che è stato ucciso in un duello, lasciandola con un mucchio di debiti e una grande villa vuota.
Quando le lettere di Ambrose dall’Italia assumono i toni sempre più confusi e drammatici di un uomo spaventato, lo sconcerto di Philip si trasforma in un’apprensione tale da spingerlo a raggiungere al più presto la città toscana. A Firenze, però, lo aspetta un’amara realtà: Ambrose è deceduto in seguito a un male che lo ha consumato in breve tempo, e Rachele è partita subito dopo il funerale, chiudendo la villa e portando via con sé tutti gli effetti personali del defunto.
Rientrato in Cornovaglia, Philip si macera nell’odio nei confronti della cugina Rachele, che si figura come una creatura grottesca e mostruosa capace, davanti al corpo di Ambrose, di afferrare le sue cose, infilare tutto nei bauli e sgusciare via col fare di un serpente. Ma ogni certezza vacilla quando Rachele giunge all’improvviso in Cornovaglia per restituire a Philip gli averi di Ambrose. Intenzionato ad accoglierla con freddo cinismo, se non con aperta ostilità, il giovane si ritrova, turbato e stupefatto, dinanzi a una donna molto diversa da quella che ha agitato le sue veglie e i suoi sogni per mesi. Ma chi si cela, davvero, dietro quella affascinante vedova dai lineamenti belli e regolari e dagli occhi grandi? Una donna che ha perduto
Dal 21 Settembre 2017.

Il Saggiatore

 
| Il Paese delle Meraviglie di Joyce Carol Oates | Pag. 651| € 23,00 |
Il piccolo Jesse apre la porta di casa. Alle sue spalle, il padre apre il bagagliaio dell'auto da cui sono scesi: forse c'è un regalo dentro, pensa Jesse, forse un albero di Natale. Apre la porta e un odore dolciastro, di carne, lo investe. Poi vede gli schizzi rossi a terra. Vede suo fratello Bobby, la testa girata da un lato, gli occhi aperti ma spenti. Poi alza lo sguardo e li vede tutti: sua sorella Jean, riversa accanto a una lampada rotta; Shirley con le braccia strette al ventre; la madre in poltrona, con la testa rovesciata indietro, la gola squarciata. E il sangue, il sangue dappertutto, a terra, sotto le suole, sulle pareti. E il rumore della porta che si apre di nuovo, i passi del padre, il clic del fucile, e Jesse che inizia a correre, attraverso il sangue, e poi fuori, nel buio della notte, inseguito dagli spari... Salvo per miracolo dal massacro che ha sterminato la sua famiglia, oggi Jesse Vogel è un neurochirurgo di fama, uno scienziato dall'intelligenza acuminata e dalla curiosità morbosamente deforme, attirata da tutto ciò che è strano, inquietante, mostruoso. Come la comune hippie in cui fugge sua figlia Michelle, attratta in quel bizzarro inferno di droga e deliri lisergici da un carismatico, vampiresco guru della controcultura, Noel, fratello spirituale dei telepredicatori infervorati di loro. Jesse, moderno cavaliere in armatura sfavillante, farà di tutto per riprendersi Michelle, ma non c'è consolazione che attenda la giovane fanciulla in pericolo, e la sua salvezza assomiglierà a una dannazione... Nel quarto e ultimo volume della sua Epopea americana, Joyce Carol Oates si rivolge alla tradizione del romanzo gotico per raccontare la definitiva, postrema trasformazione del sogno americano in incubo: le ataviche colpe familiari che avvelenavano gli interni di Nathaniel Hawthorne sono, qui, quelle di un'intera nazione, che ha smarrito ogni innocenza, ogni grazia originaria. Il giardino edenico delle delizie è sfiorito, e al suo posto si aggroviglia un soffocante paese delle meraviglie da cui nessuna Alice può fuggire. È il paradiso perduto. L'America di oggi.
Dal 19 Ottobre 2017.

Einaudi

  
| Accendimi di Marco Presta | pag. 238 | €  18,00 |
Sacher, Mimose, Millefoglie, Charlotte... La pasticceria di Caterina addolcisce le pene di molti, con le sue maestose cattedrali di zucchero. Ma la prima che avrebbe bisogno di dolcezza è proprio lei, Caterina, che si sente sola anche se la sua vita sentimentale è «intasata come una litoranea in agosto». Giancarlo, il fidanzato, è un commissario di Polizia che non sa infiammarle il cuore, le amiche si ricordano di lei raramente e Vittorio, il fratello, ha il singolare talento di mettersi, e di metterla, nei guai. Finché un giorno Caterina non trova nel retrobottega del negozio una radio, «un modello degli anni Settanta, un cubo arancione con tanto di antenna». Il primo miracolo è che dopo tutti quegli anni funzioni ancora. Il secondo è che la voce che parla da li dentro parli a lei, a lei e a nessun altro. E dica cose che a poco a poco la conquistano, mettendole a soqquadro la vita. Marco Presta ci racconta da par suo, attraverso una scrittura comica ma alta, controllatissima, la storia di una giovane donna che trova, letteralmente, l'amore nell'aria. E pagina dopo pagina fa un incantesimo alla portata di chi ha la fantasia all'altezza del cuore.
Dal 17 Ottobre 2017.

Sono usciti anche...



Il Castoro

 
| Fantasmi di Raina Telgemeier | pag. 250 | € 15,50 |
Cat si è appena trasferita con la sua famiglia a Bahía de la Luna. La nuova città è cupa, ventosa e sempre immersa nella nebbia, e a Cat mancano gli amici di prima. Ma il clima di quelle parti è ottimo per la sua sorellina, Maya, che soffre di una grave malattia respiratoria. Il tempo, però, non è l'unica cosa strana a Bahía de la Luna... la città infatti nasconde un segreto: ci sono i fantasmi! Maya vuole a tutti i costi incontrarne uno: ha tante cose da chiedergli. Cat invece non vuole averci niente a che fare e vuole che stiano alla larga da loro. Ma è in arrivo un giorno speciale: il Día de los muertos, quando tutti i vivi e gli antenati scomparsi hanno l'occasione di ritrovarsi insieme. Cat riuscirà a mettere da parte le sue paure per il bene della sorella?
Dal 19 Ottobre 2017.

Bao Publishing

 
| Non Stancarti di Andare di Radice - Turconi | pag. 311 | € 27,00 |
Iris inizia a mettersi comoda nella casa di Verezzi mentre Ismail torna a Damasco per sistemare le ultime faccende. Separati da un destino violento e imprevisto, Iris si scopre incinta mentre Ismail lotta per tornare in Italia. Costellato di personaggi memorabili, Non stancarti di andare è un romanzo grafico lungo, denso, impegnato e impegnativo, sul senso dell'esistenza e della distanza. Una storia per distruggere le barriere, per imparare ad amare senza riserve, scritta con immenso coinvolgimento emotivo da Teresa Radice e disegnata, a colori, da uno Stefano Turconi che inventa nuovi trucchi per rendere su carta le emozioni della sceneggiatrice. Un libro che coltiva l'anima e la fa sbocciare, non importa quanto freddo faccia, fuori.
Dal 9 Novembre 2017.


Che ve ne pare?
Non ho potuto non inserire anche Mia Cugina Rachele nonostante sia uscito a Settembre. Si tratta ovviamente di una ristampa, ma se non l'avete mai letto rimediate subito. Qui trovate la mia recensione.
Nel panorama delle graphic novel due perle imperdibili. Fantasmi di Raina Telgemeir che ho adorato e Non Stancarti di Andare dell'imbattibile duo Radice-Turconi che ho quasi finito e su cui mi sono già sbilanciata sul nostro gruppo di Facebook.
Comunque sta uscendo davvero "tanta roba", mi sa che farò un secondo post, voi che dite?!

15 novembre 2017

Recensione, TI DARÒ IL SOLE di Jandy Nelson

Me lo avete consigliato in centocinquantamila, ma io ho i miei tempi, e comunque adesso sono pronta con fischietti e trombette per unirmi a voi ed esaltare con canti e danze la delicatissima bellezza di questo romanzo. Per farla breve, Ti Darò il Sole non può mancare dalla libreria di nessun lettore. Adesso lo so.

Ti Darò il Sole di Jandy Nelson

| Rizzoli 2016 | pag. 485 | € 17,50 |

Solo un paio d'ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un'anima sola. A tredici anni, su insistenza dell'adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d'arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca - è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l'unico che nella testa ha un intero museo invisibile - e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos'ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all'età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.
Voto:
"Non voglio immaginare prati, voglio attraversali correndo"
Pelle d'oca e brividi. Mamma mia, era da tanto che non mi capitava, ma ci sono state un paio di situazioni in questo libro che mi hanno davvero accelerato i battiti del cuore e rizzato i peli delle braccia. Per la gioia, certo, ma soprattutto per la paura che i due protagonisti potessero perdere tutto il loro meraviglioso universo fatto di alberi, prati, fiori, stelle... Noah e Jude hanno iniziato a negoziarsi il mondo fin da quando erano piccoli, sono gemelli, sono inseparabili - se uno si ferisce, l'altro sanguina - ma sono anche profondamente diversi e ignari di come alcuni baratti, possano portare tanto alla rovina quanto alla salvezza.
Ad accomunarli una passione sfrenata per l'arte, ma anche questo amore lo vivono ognuno a modo proprio.
Noah dipinge nella sua testa prima ancora che sulla tela, trasforma in un quadro ogni emozione, pensiero o situazione. È introverso, insofferente, per molti quasi imbarazzante, ma la sua anima è una tavolozza con infinite sfumature che aspettano solo di essere catturate.
Jude invece è fin troppo estroversa, sembra essere costantemente in rotta di collisione con tutti, in primis con la madre, e la sua arte la tiene solo per sé.
Avere tredici anni è un grandissimo casino, ed è Noah a raccontare questo periodo meravigliosamente difficile, con la sua voce ancora stridula, i sogni a cielo aperto e un arcobaleno al posto del cuore. Ci parla del legame fortissimo con la madre, l'unica in grado di capirlo davvero, degli attriti con il padre, di una sessualità che non riesce più a contenere e di Brian, il ragazzo con gli occhi di rame che colleziona meteoriti.
Quando è Jude a prendere la parola, la scena si sposta di tre anni in avanti e i due gemelli sono irriconoscibili. Sembra quasi che si siano scambiati di corpo.
Noah non brilla più. Si è spento. Del ragazzo speciale di un tempo non c'è traccia, è diventato come tutti gli altri: un sedicenne schifosamente conformista. Fa sport, esce con le ragazze (whaaat?!), organizza feste e le sue dita non stringono più matite e carboncini.
Jude invece ha deciso di indossare l'uniforme di Ragazza Invisibile. Parla con la nonna morta, controlla su internet quale malattia potrebbe aver contratto, recita occulte preghiere e si porta dietro amuleti anti-disgrazia. È la custode silenziosa di suo fratello, perché ormai non si parlano quasi più. Sono diventati due estranei, ed è inevitabile chiedersi il perché.
Le risposte arriveranno poco alla volta, prima scopriremo tanto altro.
Di come Oscar, il ragazzo dalla chiacchiera sempre pronta con un curriculum di trasgressioni e peccati da far invidia a James Dean, si intrufolerà nella vita di Jude. Di come Noah tre anni prima, abbia perso se stesso. Di come l'amore non possa - non debba - essere sbagliato, mai. Di come i sensi di colpa possano ridurti in cenere.
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10 novembre 2017

Recensione, LA COLPA di Lorenza Ghinelli

È tempo di rispolverare le vecchie letture e di pubblicare le recensioni.  È tempo di uscire dal letargo anche se con questo freddo... ci entrerei volentieri!

La Colpa di Lorenza Ghinelli

| Newton Compton Editori | pag. 256 |


Voto:

"Non bastano quintali di vita a murare il passato."

Indorare la pillola, filtrare gli eventi, censurare i pensieri dei personaggi per rendere una storia meno forte, ma alla portata di tutti, significa, in parte, nascondere la verità. Ed è una cosa che Lorenza Ghinelli non fa. Mai. Lorenza ti toglie le mani dagli occhi, ti impedisce di coprirti le orecchie, e poi, con le parole, ti falcia, perché se non sai tutto, ma proprio tutto, allora non puoi affrontarlo un suo romanzo, non saresti in grado di capirlo fino in fondo.
Io credo di averli capiti fin troppo bene Estefan e Martino, i protagonisti de La Colpa, due ragazzi di diciannove anni, migliori amici, con un trauma che non può finire semplicemente nel dimenticatoio. In modi diversi hanno visto morire la loro infanzia. Gliel'hanno uccisa, strappata, fatta a pezzi.
Estefan ha perso improvvisamente l'amore dei suoi genitori. Non aveva nemmeno dieci anni quando ha dovuto dire addio ai baci della buonanotte, alle coperte rimboccate e agli abbracci caldi e rassicuranti di mamma.  Estefan prova a dimenticare. Tiene occupata la mente, spedisce il cervello il luoghi in cui la realtà si spacca e si deforma, e va avanti così, tra sogno, follia e realtà.
Martino invece ha un segreto pesante quanto il mondo. Uno di quei segreti che non puoi rivelare o diventerebbe tutto ancora più vero e allora ti si spaccherebbe il cuore. Il male invece va tenuto a bada, va lasciato dormire, magari potesse cadere in coma e non svegliarsi mai più...
Vivono Estefan e Martino, vivono in un quadro che gli adulti hanno sporcato di colpe e silenzi e non ci sono giustificazioni per quello che hanno fatto, eppure Lorenza non ammonisce, non condanna, perché il destino è così, imponderabile e crudele, ma dalle proprie ceneri si può risorgere, quello che non ti uccide spesso ti fortifica.
Finalista al premio Strega nel 2012 (l'anno in cui vinse Inseparabili di Alessandro Piperno), La Colpa è una di quelle storie che sanno di polvere, di terra, di carne e di sudore. È un libro che coinvolge i cinque sensi: lo senti, lo odori, lo tocchi, lo vedi e ha il sapore amaro delle ingiustizie unito a quello pungente della speranza.
Uno dei punti sicuramente più forti del romanzo è lo stile, la Ghinelli ha una penna da cui scrosciano parole difficili da arginare. Ogni capitolo è ansia, ansia e ancora ansia. Nemmeno i thriller hanno un ritmo così sostenuto, con frasi che ti crollano addosso e personaggi che ti si annidano nelle viscere.
Forse non sarà un'autrice per tutti, forse i suoi lati oscuri, quasi morbosi, potranno disturbare le anime più candide della mia, ma io non posso fare a meno di consigliarvela. Tra le voci italiani è una di quelle con le zanne più aguzze e gli artigli più affilati, voi pertanto corazzatevi, al resto penserà lei.

» chiacchiericcio con Lorenza Ghinelli

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6 novembre 2017

Recap #163 Speciale Lucca Comics 2017

Weekly Recap, che da oggi - 06/11/2017 - si chiamerà solo Recap, nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Lettori buongiornissimooo!!!
Sono tornata ieri da Lucca e finalmente riesco a ritagliarmi qualche minuto per fare due chiacchierare con voi e condividere questa esperienza stre-pi-to-sa! È vero che il primo Lucca non si scorda mai, ma dopo quattro anni io ho ancora l'entusiasmo di una bambina.

Quest'anno sono partita con poche ma chiare idee.
  1. Andare allo stand de Il Castoro per comprare Fantasmi.
  2. Portare a casa uno sketch di Rita Petruccioli.
  3. Passare ore sulle mura a fotografare cosplay.
L'ultima è una costante irrinunciabile, l'aria che si respira sulle mura di Lucca è la più salubre del mondo. Sa di passato, presente e futuro, di gioia e follia, di birra, ramen e patatine. In questi giorni puoi non essere te stesso, anzi, puoi esserlo come non lo sei per tutti gli altri giorni dell'anno. Non mi dilungo troppo, ma vi lascio il link al mio instagram dove trovate alcune foto belliccime.
E adesso parliamo di libri.

sotto il libro c'è la shopper bag più figa di sempre!
Fantasmi lo volevo da morire. Dell'ultima opera di Raina Telgemeir avevo sentito solo meraviglie ed erano tutte vere. Non ho fatto in tempo ad arrivare in albergo che mi sono tuffata tra le pagine di questa storia delicatissima che parla di paure e ti insegna ad affrontarle. Pensavo che potesse ferirmi e farmi male, invece ho sfogliato l'ultima pagina con il cuore pieno di speranza, perché si parla di morte, ma si celebra la vita.
Insomma, so già cosa regalare a Natale... e so già come festeggerò i prossimi primi novembre.
E poi, manco a dirlo, mi è venuta una gran voglia di leggere altre opere di Raina. La duologia Smile e Sorelle, in parte autobiografica, parla di crescita, apparecchio ai denti e problemi legati a un'età tanto bella e spensierata, quanto complessa. Invece nella serie de Il Club delle Baby Sitter c'è l'amicizia, quella di sangue, quella che cambia, matura ed evolve con te nel corso del tempo e degli eventi.
Non sono graphic novel su cui mi sarei soffermata se non avessi letto Fantasmi, ma è il modo in cui l'autrice ti rende tutto così familiare e reale che mi ha fatto partire la ship!


Ma non è finita. Ho avuto il piacere di conoscere Paola, l'addetta stampa della casa editrice e mi ha colpito subito per la passione con cui parla delle loro pubblicazioni. Non che avessi dei dubbi. Basta leggere alcuni romanzi della Castoro per rendersi conto della cura con cui scelgono i titoli. Non in base al successo internazionale, ma al loro valore intrinseco. Perché come diceva Paola non basta avere una bella trama tra le mani, bisogna saperla raccontare.
E proprio perché mi fido ciecamente del loro catalogo uno dei prossimi titoli che leggerò sarà La Zona Rossa di Silvia Vecchini e Sualzo. Qui si gioca in casa e si parla del terremoto che ha sconvolto il centro del nostro Paese, il tutto visto attraverso gli occhi dei bambini.

 
[clicca per ingrandire]

Allo stand Napoleone non imbattersi nella Bao Publishing è davvero impossibile visto che occupa quasi tutta la parte centrale su due lati. Volevo andarci alle 15,30 per Rita Petruccioli, ma in mattinata ci sono capitata davanti proprio quando Teresa Radice e Stefano Turconi avevano il firmacopie. Invidia. Ho risicato, ve lo dico. Per loro bisognava prenotarsi online e quando ho effettuato l'accesso era già tutto esaurito... Va be', mi sono detta, a questo punto comprerò il loro libro online, risparmierò il 15% e non avrò 80 kg sulle spalle da portarmi in giro. Poi invece è successo qualcosa. Niente sketch, ma una dedica e un autografo veloce lo facevano, e allora niente, senza pensarci due volte mi sono accaparrata la bellissima edizione di Non Stancarti di Andare e sono felice... anche se probabilmente resterò gobba a vita. Spero che come il Porto Proibito (qui la recensione) si riveli in tutto e per tutto un romanzo grafico di primissima qualità. Ma ci credo. E non posso sbagliarmi.


Poi alle 15,30, puntuale come un orologio svizzero, riesco a farmi fare lo sketch dalla bravissima Rita Petruccioli. Lo sapete vero che mi sono innamorata del suo stile con Frantumi (qui la recensione)?
Le ho chiesto un disegno che fosse suo al 100%, qualcosa che la rispecchiasse in toto, e lei "ti faccio una delle mie pupazze allora!". E pupazza sia.
Ditemi, questa Medusa, non è me-ra-vi-glio-sa?
So già dove appenderla, giusto il tempo di incorniciarla e finirà nella parete degli sketch.
Intanto fate un salto anche voi sul suo sito e ammiratela --> http://www.ritapetruccioli.net/


Prima di partire per Lucca, e qui faccio un passo indietro, mia mamma mi fa "Ehi, guarda se c'è qualcosa di Diabolik!!!" e non solo c'era lo stand Astorina, ma pure uno dei disegnatori!
Ho incontrato Matteo Buffagni e gli ho chiesto di dedicare un disegno a una delle fan numero 1 dell'antieroe per eccellenza e poi, per non farmi mancare niente, ho preso le due stagioni della nuova serie: DK. Qui il mondo delle sorelle Giussani non esiste più, i personaggi possono avere ruoli differenti rispetto ai canonici, e DK è un vero e proprio re del terrore. Perché ricordiamocelo, il Diabolik degli anni Sessanta non aveva i sani principi di quello del XXI secolo, anche se si è ammorbidito in fretta, soprattutto dopo l'incontro con Eva. Nel tempo ha abbandonato l'uso del suo micidiale coltello per sostituirlo con tonnellate di narcotici, ma siccome io sono tutto tranne che una buonista ho deciso di conoscere questo suo nuovo alter ego che ti infilza come uno spiedino e spezza il collo quando meno te lo aspetti. Cambierà anche lui? Vedremo. Intanto questa serie nasce sulla scia di quelle americani, quindi ci troviamo tra le mani una storyline più ampia e complessa e albi spillati a colori.
In foto i due cofanetti e lo sketch di Figlio.

Credo che sia tutto... e il vostro Lucca Comics com'è stato?

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31 ottobre 2017

Recensione, L'ACCALAPPIATORE DI BAMBINI di L. Voss e M. Edwards

Lettori buongiorno! Mamma mia, sto latitando peggio di Totò Riina prima dell'arresto, ma tra le varie cose di cui vi fregherà zero, mi sto preparando per il Lucca Comics e #nonvedolora <3
Oggi vi lascio alla recensione di un thriller letto questa estate. Siamo in autunno. Ma chi se ne frega. Per i thriller mica c'è una stagione xD

L'Accalappiatore di Bambini di Luois Voss e Mark Edwards

| AmazonCrossing 07/2017 | pag. 412 | € 9,99 |
Izzy è stata presa a casa sua.
Liam dall’auto della madre.
Frankie dalla sua cameretta...
L’ispettore Patrick Lennon sta indagando sulle misteriose sparizioni dei tre piccoli. Tutto è avvenuto in una tranquilla zona residenziale della periferia sudovest di Londra, e in pochissimi giorni. Il peggiore degli incubi per questi genitori, la paura più grande per ogni famiglia, una psicosi di massa ingigantita dalla spregiudicata voracità dei media.
La scoperta di un corpicino senza vita in un parco materializza l’orrore tanto temuto: Patrick sa che il tempo stringe, che in questa indagine nulla è come sembra, e che l’Accalappiatore di bambini non sarà una preda facile da catturare.

Voto:

È vero che in vacanza il tempo si dilata. Le giornate sono più lunghe, lo stress sembra un lontano ricordo, e godersi un romanzo ha un sapore tutto nuovo. Migliore.
L'Accalappiatore di Bambini l'ho finito in due giorni e due notti e se già avevo apprezzato Mark Edwards in Lei Che Ama Solo Me qui siamo a livelli decisamente superiori. Trama più articolata, personaggi pieni di sfaccettature, colpi di scena ben congegnati. Merito di un lavoro a quattro mani? Chissà...
Ma la cosa che mi ha maggiormente esaltata è che io mi affeziono raramente ai poliziotti, invece questa volta ho amato Patrick Lennon per tutte le 412 pagine. Un protagonista così complesso e dall'esistenza talmente tragica che alla fine mi è dispiaciuto dirgli addio. Poco invadente, capace di lasciare spazio a ogni singolo personaggio del romanzo, un investigatore tatuato dal cuore buono, un ex ragazzo dark, la proiezione del bambino che non può più permettersi di essere, quello con la testa tra e nuvole e gli occhi persi in un libro. Adesso, con una consunta Moleskine in tasca e la musica degli anni Ottanta nel cuore, cerca di riportare la luce nelle tenebre.
Edwards e Voss non lasciano niente al caso e le vicende personali di Patrick Lennon si amalgamano perfettamente al caso su cui sta lavorando. Bambini scomparsi. Bambini piccoli, tra i due e tre anni, strappati dalle braccia delle loro benestanti famiglie, senza che venga mai chiesto un riscatto.
Patrick ha fin troppo a cuore questo caso; anche lui ha una figlia e sa benissimo cosa significhino paura e morte. Il dolore lo accompagna, un dolore che porta il nome di sua moglie, rinchiusa in un manicomio criminale per aver tentato di uccidere la loro innocente Bonnie.
Un romanzo fatto di indagini, ma soprattutto di relazioni familiari, un thriller che non vuole essere solo investigativo e che è stato costruito attraverso vari piani narrativi che sembrano proseguire su un unico binario per poi deragliare e infine convogliare nell'inaspettato e chiarificatorio finale.
Ho trovato l'introspezione psicologica decisamente curata e anche le tematiche sono interessanti; malattie mentali, disturbi della personalità, semplici gelosie e oscuri segreti. Ci sono azioni macroscopiche capaci di non portare a tragiche conseguenze, al contrario, gesti innocenti possono causare la devastazione dell'anima. Adesso non vedo l'ora di ritrovare il poliziotto che ascolta i Cure ed è tifoso del Brighton alle prese con un nuovo caso. Voglio riaprire quelle crepe che anche nelle famiglie più perfette non possono non esserci. E sono le peggiori.

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15 ottobre 2017

Recensione, TUTTA COLPA DELLE MEDUSE di Ali Benjamin

Buona domenica lettori! Finalmente mi prendo un po' di tempo per me e per il blog e vi parlo di un titolo assolutamente adorabile che non potete perdervi!

TUTTA COLPA DELLE MEDUSE di Ali Benjamin

| Il Castoro, 21/09/2017 | pag. 317 | € 13,50 |

Suzy Swanson sa un sacco di cose che gli altri non sanno. Sa che ogni anno sulla Terra 150 milioni di persone vengono punte da una medusa. Sa quanto dormono le formiche ogni giorno. Ma, soprattutto, sa di avere fatto una cattiveria tremenda alla sua ex migliore amica, Franny Jackson. E vorrebbe tanto poter rimediare. Però sa anche che è impossibile, perché la vita di Franny è stata spezzata all'improvviso mentre nuotava nello splendido mare d'estate. Suzy non si dà pace e si convince che la causa sia stata la puntura di una rara medusa. Mentre decide di non parlare più fino a quando avrà dimostrato la sua teoria, Suzy comincia a guardarsi attorno con occhi diversi che le rivelano piccole sorprese e piccoli gesti, oltre all'amore e alla speranza di cui ha disperatamente bisogno per riuscire a perdonarsi.
Voto:


Lo dico sempre più spesso e ogni romanzo che esce è un'ulteriore conferma: quella del Castoro è una delle realtà editoriali per ragazzi che preferisco. Tematiche forti trattate con garbo e intelligenza, personaggi non facili, storie coraggiose, edizioni curate e traduzioni impeccabili. Non sono solita a fare sviolinate, ma quando ce vo' ce vo'!

Tutta Colpa delle Meduse ha per protagonista una dodicenne che forse, alle scuole medie, nemmeno io avrei degnato di uno sguardo. C'è un'età in cui non si è necessariamente cattivi, quanto indifferenti, esiste solo il proprio mondo che evolve in continuazione e non tutti hanno il privilegio di poterne far parte.
Suzy Swanson è una di quelle bambine con i genitori divorziati e nessuno con cui condividere la solitudine. Non ora almeno. Prima c'era Franny, loro erano Miss Creepy e Strawberry Girl, ma adesso la sua migliore amica è morta. Be', ex migliore amica, perché le cose hanno iniziato a cambiare prima che Franny annegasse, e nonostante gli adulti continuino a dirle che alcune cose succedono e basta, lei non ci crede e decide di trovare la causa di quell'effetto devastante che l'ha portata a non voler più parlare con nessuno. E dire che la chiamavano parla-sempre perché non riusciva mai a tenere la bocca chiusa... Adesso invece è tutto nella sua testa: pensieri, emozioni, progetti. E non vuole nessuno con cui condividerli, perché tanto nessuno la capirebbe.
Suzy è una di quelle ragazzine curiose che di cose ne sa tante, tipo che il cuore batte tre miliardi di volte se vivi ottant'anni e e che la maggior parte delle ghiandole sudoripare sono sulle piante dei piedi, ma non sa un bel niente di ragazzi e di moda; le manca il lasciapassare per potersi sedere al tavolo della mensa con le ragazze cool della scuola.
Tra la fine della prima media e l'inizio della seconda maschi e femmine cambiano pelle, ma lo fanno con tempi e modalità diversi. Suzy pensa di essere nel posto sbagliato del mondo e si abitua a guardare le persone di spalle piuttosto che in faccia, e sotto sotto non sembra soffrirne nemmeno troppo di questa cosa (Frenny a parte), perché sono gli altri a essere cambiati, non lei. Ed è incredibile come l'autrice riesca a farti provare empatia per una dodicenne piena di colpe e difetti, perché per quanto Suzy sembri una vittima in più di un'occasione, non lo è sempre. Spesso è lei a ostruire muri invece che abbatterli. Ed è sempre lei a voltarsi dall'altra parte, a rifiutarsi di vedere e sentire. Lei che è fragile, ma anche intelligente, razionale e fin troppo intraprendente pretende di comunicare con un linguaggio che non a tutti è comprensibile. Si convince che Franny non è morta perché a volte le cose succedono e basta, secondo la sua teoria è stata punta da una medusa. E sarà la ricerca di questa verità ad andare di pari passo con l'emotività di una ragazzina che si aggrappa alla scienza per sfuggire a una realtà assurda, priva di una logica spiegazione.
Il veleno è una difesa. Più fragile è l'animale e più a bisogno di proteggersi. Perciò, più veleno ha una creatura e più dovremmo riuscire a perdonare quell'animale. È lui quello che ne ha più bisogno.
Un romanzo straordinariamente onesto che attraversa vari gradi di solitudine affrontando il dolore della perdita con grandissima sensibilità. Bellissimi i rimandi a personaggi reali, come Jamie Seymour e Diana Nyad (esperto di tossicologia e campionessa di nuoto sulle grandi distanze) ma bellissime soprattutto le tante curiosità sul mondo marino e terrestre. Ali Benjamin ci aiuta a guardarci intorno con più stupore, ci insegna a non cercare necessariamente un perché a tutto, ci toglie le vecchie difese per offrircene di nuove.  
Sono questi i libri che piacciono a me. Semplici, ma profondi come il mare. Delicati, ma pericolosi come le creature che lo infestano.

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20 settembre 2017

Recensione, LA FIGLIA MASCHIO di Patrizia Rinaldi

Un grazie immenso a chi mi ha fatto scoprire questo romanzo e questa autrice. Una delle cose più intelligenti che abbia mai fatto è stato aprire questo piccolo spazio virtuale. Sarò anche poco social, sarò anche distratta e non sempre presente, ma prima di essere una blogger sono una lettrice e trovare romanzi belli e autrici talentuose è la sola cosa che mi sta veramente a cuore.
Detto questo, passo e chiudo.

LA FIGLIA MASCHIO di Patrizia Rinaldi

| Edizioni E/O | pag. 162 | € 16,00 |

Una vacanza in apparenza convenzionale cambia la vita di quattro persone. Al ritorno da un viaggio in Cina, Marino, un imprenditore criminale, tornerà con un bottino che per lui somiglia all'amore. Sua moglie Felicita non riuscirà più a restare nella noia e nelle menzogne, analizzerà con cinismo il suo matrimonio bianco e con la risorsa dell'autoironia sceglierà di dirsi quello che è diventata, quello che non vuole essere più. Sergio, un inetto e affascinante dipendente dell'imprenditore criminale, scoprirà di saper combattere per quello che riconosce come il suo ultimo amore di carne e mistero. Una ragazza cinese senza identità, che non è stata dichiarata al momento della nascita come circa venticinque milioni di neonate connazionali, sceglierà di non essere più vittima della politica del figlio unico e di molto altro: da martire diventerà predatrice e userà senza pudore il corpo, le culture, la determinazione e qualsiasi altra avventura per salvarsi la vita.
Voto:
 

Marino è il migliore. E non perché glielo dicano, ma perché lo sa. Spietato imprenditore, marito traditore, amico fasullo. Di buono ha ben poco, ma il suo ego e la sua stima gli dicono tutt'altro. Ama mettersi alla prova tanto quanto ama mettere gli altri in difficoltà, è sempre sul pezzo, ma pure ai migliori capita di distrarsi. Durante un viaggio in Cina incontra Na, e per la prima volta non sa tenere a bada lo sbalzo sismico che gli sconquassa le viscere. La vuole. In tutti i modi possibili, razionali e non. Questa giovane donna intrappolata nel corpo di una bambina gli manda in frantumi ogni convinzione, e ne aveva tante Marino, tutte ben salde, tutte collaudate, le migliori ovviamente.
Marino vuole Na perché lei scappa, perché non è come tutte le altre donne che gli si offrono senza ritegno; Na risveglia in lui l'istinto della caccia, la smania predatoria, l'uomo che sua moglie ha seppellito con gli anni e la noia.
La strappa così dalla sua Terra, gliene offre un'altra, e solo sfogliata l'ultima pagina si capirà di come quel viaggio ad Hangzohu abbia rappresentato un giro di boa non soltanto per loro due.
Quattro capitoli, quattro voci che attraverso diversi punti di vista portano a galla gli eventi nella loro più tragica e dura verità.
Scopriremo che Felicita non è esattamente una donna risucchiata dall'ingombrante personalità del marito, che Sergio non era un amico poi così succube e che dietro alla giovane vestita solo di lunghi capelli neri, dietro a quella bellezza terribile e al contempo magnifica, si nasconde una donna cresciuta in cattività che vuole vendicarsi del tempo che le è stato strappato.
Pochi i dialoghi, tante le immagini immortalate dalle parole dure e incisive di Patrizia Rinaldi. Ed è grazie al suo linguaggio forte, visivo e a una psicologia che sviscera i personaggi in ogni angolo e in ogni crepa, che ho amato questo libro dalla prima riga.
Ci sono storie che ti scavano dentro poco alla volta, altre che ti bucano immediatamente e La Figlia Maschio fa parte di questa seconda categoria. Bello in modo crudele. Le parole non lasciano scampo, feriscono in modo quasi sadico, e nonostante tutto, nonostante il dramma indicibile che si cela nel titolo, questo romanzo ha la forza di una poesia; è come un canto che andrebbe tramandato, una preghiera da recitare, una condanna da incidere nella pietra.
Patrizia Rinaldi mi ha stregata, non c'è dubbio. Una ricerca stilistica mai banale e un linguaggio capace di andare dritto al punto senza fronzoli o inutili giri di parole hanno reso un romanzo già forte di per sé, un'esplosione di contrasti. Non c'è mai un solo lato della medaglia. Non c'è mai una sola strada da percorrere.

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14 settembre 2017

Recensione, LA MACCHINA DEL TEMPO di H. G. Wells

Lettori bentrovati, oggi nuova recensione e si parla di classici. Tornata dalle ferie ho dovuto riprendere la solita routine e mi serviva una lettura "sicura" così mi sono buttata su Wells che da ragazzina avevo adorato con L'Uomo Invisibile (in foto vedete la mia vecchissima edizione Newton). Pronti a fare un salto nel futuro?

La Macchina del Tempo di H. G. Wells

| Newton Compton | € 5,90 | pag. 288 | 

Creatore di veri e propri miti destinati a durare nel tempo, Wells ottenne uno straordinario successo, che dura tuttora ininterrotto, perché i progressi della conoscenza e della tecnica non hanno minimamente intaccato la capacità di emozionarci, esaltarci o spaventarci davanti a queste mirabili storie. In "La macchina del tempo" appare per la prima volta un mezzo meccanico in grado di trasportare avanti e indietro nel tempo chi sappia maneggiarlo. Un gentiluomo inglese, scienziato dilettante, racconta agli amici il suo viaggio nel lontano futuro che è riuscito a realizzare attraverso quest'ingegnosa macchina. Negli esseri creati in laboratorio dal Dottor Moreau rivive l'incubo della creatura di Frankenstein...
Voto:

La Macchina del Tempo è il quarto classico di un 2017 che mi sta portando sempre più spesso a guardarmi indietro anziché in avanti. Con il romanzo di H. G. Weels ho potuto fare entrambe le cose colmando oltretutto una lacuna imperdonabile dal momento che è proprio con la trasposizione cinematografia di questa opera che si è consolidata la mia smodata passione per i time travel. L'Uomo Che Visse nel Futuro del 1960 è forse uno dei miei cult preferiti, ed ero davvero curiosa di scoprire in cosa si differenziasse dal romanzo. Non tanto a dire il vero, tranne che Hollywood, per rendere la trama più appetibile, ci ha infilato dentro la classica storia d'amore di cui a Wells fregava sicuramente zero.

Scritto nel 1895 racconta la storia di un eccentrico inventore di cui non ci è mai dato sapere il nome (probabilmente H. G. Wells in persona!) che attraverso la scoperta della quarta dimensione ha capito come poter viaggiare nel tempo, ma sembra che nessuno dei suoi amici gli creda finché una sera, trafelato e con abiti sporchi, non rientra a casa asserendo di essere stato per otto giorni nel 802.701 Dopo Cristo.
E così inizia l'incredibile racconto di un viaggio senza pari, il racconto di un mondo solenne, abitato da uomini intellettualmente evoluti che hanno saputo sottomettere la natura con l'intelligenza e l'istruzione. È questa la prima impressione del Viaggiatore, che crede di trovarsi in una situazione di agio e sicurezza, in un mondo bellissimo e bizzarro in cui piccole creature, esserini glabri non più alti di un metro, si esprimono attraverso un linguaggio a lui sconosciuto. Scoprirà ben presto la totale inettitudine di questo popolo (gli Eloi) capace solo di mangiare frutta, bagnarsi nel Tamigi, accoppiarsi e dormire. L'umanità del futuro è decadente e priva di stimoli e nella mente del protagonista poco alla volta prendono forma le teorie più disparate su come possa essersi evoluta (o meglio, involuta) la specie. Solo Weena sembra capace di provare qualcosa - riconoscenza - perché dopo che il Viaggiatore la salva dalle acque davanti all'indifferenza totale dei suoi simili, si trasforma in una sorta di cucciolo che non vuole abbandonare il suo padrone (nel film invece è una formosa bionda in grado di far perdere la testa a George...).
Non mancano continui parallelismi con la realtà del XIX Secolo (la perdita dei valori, le spaccature sociali tra ricchi e lavoratori, l'eterno conflitto uomo/macchina), e il panorama diventa ancora più abietto con la scoperta dei Morlock, gli abitanti del sottosuolo. Poco alla volta, in un costante crescendo di suspense, quello che prende forma è un romanzo assolutamente innovativo, originale, a tratti cinico, precursore addirittura del genere steampunk. Un romanzo che ha goduto di un successo immediato nonostante i numerosi cambiamenti che Wells non smetteva di apportarvi; un'iniziale pubblicazione a puntate non ha impedito al pubblico di appassionarsi immediatamente all'argomento, l'allievo di Thomas Henry Huxley (Il Mondo Nuovo) aveva talento e la fantascienza trovava nuove radici.

"Che peccato che lei non sia uno scrittore di romanzi!" esclama un amico del Viaggiatore del Tempo dopo averlo ascoltato. Be', lo era. E se per un fortunatissimo caso non vi siete mai imbattuti nel film, leggete questo gioiellino, ve lo godrete come non mai, in caso contrario scoprirete qualcosa che nella pellicola hanno omesso. Cosa ci sarà dopo l'anno Ottocentomila?

L'Uomo che Visse nel Futuro (1960)




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