28 dicembre 2016

Recensione, LA RAGAZZA SCOMPARSA di Jiro Taniguchi

Buongiorno lettori, come state? E soprattutto, come avete passato il Natale? Se avete dato un'occhiata qui sotto a destra vi sarete fatti un'idea di come ho passato le feste, ma ve le riassumo io che facciamo prima: mi sono trasformata nell'elfo personale di Babbo Natale <3
Ragazzi, io amo regalare, impacchettare, decorare, e chi più ne ha più ne metta. Adoro follemente questo periodo dell'anno in cui dimentico tutto quello che non c'entra con il Natale. Ma non mi sono dimenticata di voi, e nemmeno del blog, quindi eccomi qua. Però nessun consiglio spassionato, anzi. La recensione di oggi è di quelle "meh", il libro non è male, ma personalmente non mi ha fatto impazzire e sì, ci sono anche un po' rimasta male... mi aspettavo di più.

P.S. Ho letto un romanzo grafico strabiliante in questi giorni... devo solo trovare il modo giusto per parlarvene!

La Ragazza Scomparsa di Jiro Taniguchi

| Coconino Press, 2008 | pag. 336 | € 18,00 |
Shiga fa il guardiano di un rifugio sulle Alpi giapponesi, ma deve abbandonare le sue montagne per addentrarsi nella giungla della metropoli alla ricerca di una giovane scomparsa in uno dei quartieri più malfamati di Tokyo. Taniguchi continua a parlare di uomini in lotta, ma questa volta la natura è quella urbanizzata, e l'uomo combatte non con gli elementi ma con il suo simile. Il noir rivisto da uno dei più grandi e celebrati autori di manga.





Ho rincorso Jiro Taniguchi per anni, senza mai avere l'occasione di comprarlo, perché aspettavo una sorta di chiamata del destino, che in effetti è arrivata: La Ragazza Scomparsa scontato del 50% sul Libraccio. Mi è parsa una combo provvidenziale: 9 euro invece che 18, e l'unico suo romanzo a tinte thriller. Insomma, aveva senso resistere? No.
Ma se per tanto tempo sono stata titubante nell'avvicinarmi a questo mangaka un motivo c'era. Jiro Taniguchi è noto per il suo garbo, la sua delicatezza, non per niente accostato al suo nome c'è spesso l'aggettivo gentiluomo. Dov'è il problema? Be', io amo i bifolchi. 8)
Probabilmente (nonostante pensassi l'esatto contrario), ho letto il romanzo che meno si adatta a me, perché essere edulcorati e soft in un thriller non è cosa buona e giusta. Non a casa mia.
Ovviamente l'autore voleva focalizzarsi non tanto sul giallo in sé (cattivissimo tra l'altro) ma sulla figura di un uomo solitario e pieno di demoni che un giorno, per far fede a un antico patto di amicizia, abbandona le montagne giapponesi per addentrarsi nelle insidie della città.
Shiga è rigoroso, giusto, disciplinato, fa la guida sulle Alpi e gestisce un piccolo rifugio. L'altitudine, l'aria rarefatta e la natura incontaminata sono il suo ossigeno quotidiano, la semplicità di una vita priva di beni materiali lo mantengono in pace. E' subito evidente la netta divisione che ha voluto operare l'autore mettendo gli accenti su cosa è il bene e cosa è il male. La montagna e la città sono due realtà antistanti e inconciliabili, rappresentano la salvezza e la perdizione.

 

Quella di Shiga sarà una discesa agli inferi, la figlia di un amico morto anni prima è scomparsa e lui non può fare finta di niente, non può nemmeno aspettare i tempi della polizia. Deve sapere... e saprà.
Lo aspetta un'indagine sicuramente poco canonica, a suo modo anche ben strutturata, ma si arriva all'epilogo troppo in fretta e anche con troppa facilità.
Sicuramente una vita a pane e thriller hanno fortemente compromesso un reale coinvolgimento, ma quello che più mi è dispiaciuto è che la storia ha un risvolto davvero drammatico, e una componente voyeuristica che non andava così fortemente censurata. La narrazione non è leggera, assolutamente, ma si mantiene su un piano costantemente in bilico tra il detto e il non detto, il fatto e non fatto. E io non amo le mezze misure in questi casi, ma le posizioni nette e decise: o è bianco o è nero. Tanighuchi invece usa una palette emotiva ricca di sfumature delicatissime che non hanno infranto la mia corazza ma l'hanno resa ancora più inattaccabile.

Graficamente è ineccepibile. Disegni puliti, uso dei retini magistrale. Avevo già visto moltissime tavole di Tanighuchi e la ricercatezza del dettaglio, la cura che ha dei particolari, mi è sempre piaciuta molto. Proverò a leggere altro di suo, altro in cui l'aspetto intimista e il lato introspettivo non tentino di sposarsi con elementi che - a mio gusto - non dovrebbero incontrarsi mai.

* * *

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3 commenti:

Emy ha detto...

Sono curiosissima di leggere la tua recensione su Dolci tenebre; tempo fa stavo quasi per comprarlo, ma poi ho dato la priorità ad altro (la mia pp mi ha imposto delle scelte^^).

PS: Buone Feste! ^_^

Silvia Leggiamo ha detto...

Dolci Tenebre è stata una lettura agghiacciante. Dura poco, meno di un'oretta, ma non finisce lì. Per giorni e giorni ci ripensi, metti insieme i pezzi, riprendi in mano il libro per scoprire nuovi dettagli. Straziante e bellissimo romanzo, davvero.

Emy ha detto...

Wow! Adesso la curiosità e schizzata alle stelle^^.

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