8 febbraio 2016

Io Prima di Te di Jojo Moyes - spoiler e considerazioni

 

Quella di oggi non sarà una recensione, ma una considerazione su un romanzo che mi ha letteralmente spaccata in due mettendo addirittura a tacere il mio innato bisogno di condividere qui sul blog il pensiero che ho a riguardo.
E' stato il trailer del film a farmi cambiare idea. Vedere Io Prima di Te sullo schermo del mio precario piccino (è il nome del mio piccolo e sgangherato computer) ha riportato a galla una marea di emozioni contrastanti.
Quindi mettetevi comodi, ma solo se 1) avete letto il libro 2) sapete già come finisce 3) non ve ne frega niente degli spoiler.
Ok, a questo punto procediamo.
Che il romanzo sia un buon romanzo è indiscusso, credo sia un dato puramente oggettivo che la Moyes sappia scrivere ed emozionare, e nonostante tratti un tema spinoso come quello dell'eutanasia l'autrice non è stucchevole e melodrammatica, anche perché non avrei sopportato un protagonista che decide di farla finita e che si piange addosso per quasi 400 pagine. Il bello - si fa per dire - è che in questo genere di libri è proprio il contrasto che si viene a creare tra la narrazione e quello che c'è sotto ad annientarti. Durante la lettura ti innamori dei personaggi, ridi con loro, senti il battito del tuo cuore che accelera... e poi alla fine ecco che ti arriva una bella mazzata tra capo e collo.

Fin dall'inizio si sa che la condizione di Will, divenuto tetraplegico in seguito a un incidente, sarà la colonna portante di tutta la trama, e fin dall'inizio si spera che Lou - insolita, divertente e stravagante ragazza di provincia - possa ridargli la voglia di vivere, ma non sarà così.
Allora io mi chiedo... che senso ha questo libro? L'ho letto tutto d'un fiato, ho amato Will, ho amato ogni suo gesto, ma alla fine non ho potuto fare a meno di domandarmi "sei un uomo pieno di coraggio fin dentro al tuo compromesso midollo, o sei solo un fottutissimo codardo?"
Ovviamente mentre ero immersa nella lettura Will era il classico protagonista dalle palle quadrate, ma i dubbi sono arrivati a posteriori.
Attenzione, non nego che il significato del libro sia profondo e che tocchi un tema molto delicato con grandissimo tatto, e non sono nemmeno contraria al suicidio assistito, ognuno deve poter fare della propria esistenza quello che crede, ma quando Will dice che dall'incidente - morire  - è la prima cosa che sceglie di fare in modo autonomo, dico che non è vero! (è tetraplegico non cerebroleso!). E quando dice a Lou che i sei mesi passati con lei sono stati i più belli della sua vita, dico balle!
Volevo dargli ogni briciolo di vitalità che sentivo e costringerlo a vivere. Mi resi conto che avevo paura a vivere senza di lui. “Com’è che tu hai il diritto di distruggere la mia vita” volevo chiedergli “ma io non ho voce in capitolo nella tua?” Ma avevo fatto una promessa.
Will, mentre è seduto sulla carrozzina, mentre Lou lo cura, gli parla, lo conforta e lo ascolta, fa una cosa terribile. La fa innamorare. Doveva succedere il contrario, invece è lui a farla cambiare. Lou scopre un mondo pieno di possibilità, si scopre audace, coraggiosa, indipendente, piena di voglia di sapere. E intanto lui che fa? La guarda, sorride, gode della sua vista e nonostante tutto continua a pensare che morire sarà comunque l'unica via d'uscita.
Ovviamente Louise pensa di poter ridare a Will sogni e speranze, di potergli bastare e di poter avere un futuro con lui, ma da brava illusa si sbaglia di grosso.

Se dovessi giudicare Io Prima di Te in base alle lacrime versate dovrei darci cinque stelle, se dovessi farlo in base alla rabbia che mi è salita a posteriori dovrei buttarlo dalla finestra e mettermi l'anima in pace. Ma non è tutto bianco o nero, lo so, e rileggendo quello che ho scritto finora mi sembra di essere una stupida che crede nelle favole, cosa che non è assolutamente vera. Anzi. Nei romanzi cerco sempre la verità, odio le ipocrisie, le falsità, tutto quello che è politicamente troppo corretto. Insomma, forse dovrei amare alla follia questo romanzo, invece quando si toccano certi tasti non sono più la solita cinica che critica il buonismo dirompente e dilagante a cui ci stanno abituando tanti autori. Non ci riesco. Anche perché nella scelta di Will, sotto sotto, vedo un messaggio pieno zeppo di retorica.
Sarà che ho visto combattere persone per molto meno, sarà che ho visto gente aggrapparsi a speranze del tutto inesistenti e sarà anche che il protagonista della Moyes ha una vagonata di soldi che gli permettono di avere - passatemi il paragone forzatissimo - gambe e braccia. Per quanto sia disperata la sua situazione, non lo sarà mai quanto quella di chi non ha il becco di un quattrino. 
Quando lessi la storia di Lou e Will ero reduce da La Teoria del Tutto e avevo da poco rivisto in tv Quasi Amici. Storie vere ci tengo a sottolinearlo. Nel primo caso vediamo Stephen Hawking che  a causa di una malattia del motoneurone è condannato all'immobilità eppure, dopo quasi quarant'anni di calvario, oggi è direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge e fino a poco tempo fa occupava la cattedra lucasiana di matematica all'Università di Cambridge.
L'altro film invece è ispirato alla storia di Philippe Pozzo di Borgo un miliardario paralizzatosi in seguito a una caduta col parapendio che nel suo romanzo Le second souffle racconta la sua vita prima e dopo l'incidente; una vita con un risvolto crudele soprattutto in seguito alla prematura morte dell'amatissima moglie uccisa da un cancro. Eppure, nonostante tutto, ha ritrovato la speranza. Non subito, c'è voluto tempo, ma ce l'ha fatta. Quello che invece non si dà Will è tempo. Cosa sono sei mesi? Se osserviamo razionalmente il suo "prima di conoscere Lou" e il suo "dopo" è palese la differenza, eppure quando lei dice di amarlo lui le risponde che non è abbastanza. 
"io non voglio guardarti ogni giorno, vederti nuda, osservarti mentre gironzoli per la dépendance con i tuoi abiti pazzi e non... non essere in grado di fare quello che desidero con te. Oh, Clark, se sapessi cosa vorrei farti in questo momento. E io... io non posso vivere con questa consapevolezza. Non posso. Non è da me. Non posso essere il tipo di uomo che semplicemente... accetta"
Will rimpiange le corse in moto, gli sport estremi, il sesso (perché lui faceva taaaanto sesso), il lavoro (perché lui i clienti in affari li annientava nel vero senso della parola) e tutto questo, sul piatto della bilancia, pesa molto di più del cuore di Louise.
Che lui non voglia condannarla a una vita di sacrifici e di rinunce lo rende incredibilmente altruista, ma anche tanto irreale; siamo tutti un po' egoisti, non neghiamolo. 
Per questo, a conti fatti, dopo aver chiuso il libro e aver versato un mare di lacrime, ho pensato che la storia della Moyes fosse più paracula di quello che voleva farci credere. 


P.S. Ah, se volete sapere se per caso guarderò mai il film, la risposta è sì. Amo farmi del male, perché nonostante una serie infinita di considerazioni molto razionali, so già che ne uscirò emotivamente compromessa.

30 commenti:

Mr Ink ha detto...

Ho saltato praticamente tutto, colpa dei tuoi spoiler e di mia mamma - per la cronaca, mi ha detto anni fa com'è che finisce (e ovviamente mi piace, eh). Lo leggerò ugualmente, in previsione del film, nonostante sappia già tutto o quasi. ;)

Silvia Leggiamo ha detto...

Poi mi dirai se anche tu in quel finale vedrai della retorica...

Alice ha detto...

Silvia, capisco perfettamente il tuo intervento. Davvero. E' quello che ho pensato anch'io. Ma forse ho avuto più tempo per metabolizzarlo e no, secondo me non è paraculo, perché le persone sono diverse e Will non è in grado di accettare la sua vita com'è adesso. Per lui non è vita e anche se si è innamorato di Lou, non è abbastanza. E' così. Magari un altro uomo (come quelli che hai citato) avrebbero (anzi, hanno) reagito diversamente, ma non siamo tutti uguali e lui non è riuscito a farsi bastare quello che aveva. Questo fa di lui un egoista? Un precipitoso? Può essere. Ma fa di lui un essere umano. Quindi anche se ho sofferto, anche se avrei voluto che l'amore e i soldi e la sua forza di volontà fossero bastate, capisco anche che va bene così. E' una possibile conclusione. Realistica quanto un lieto fine. E' una scelta della scrittrice e mi sta bene.

Silvia Leggiamo ha detto...

Ciao Alice :)
Premesso che anch'io capisco benissimo chi ha amato e accettato il libro nella sua interezza, e spero sia chiaro, non volevo un lieto fine a tutti i costi e non voglio nemmeno sputare sentenze perché non ne ho proprio i mezzi.
Purtroppo questi libri mi spaccano davvero in due. Da una parte li amo, perché non riesco a staccarmi dalle pagine, non riesco a scollarmi di dosso la storia e poi insomma... quando piangi per circa cinquanta pagine, vuol dire che in qualcosa l'autrice è riuscita.
Dall'altra mi sale il nervoso. Perché Will potrebbe avere di più di quello a cui molti altri è concesso, e non volerci nemmeno provare - per quanto sia ovvio che l'idillio non sarebbe eterno - mi ha fatto incazzare.
E hai ragione, gli esseri umani pensano, ragionano e vivono in modi diversi, chi sono io per condannare una scelta del genere? Nessuno. Però è il nostro trascorso, quello che abbiamo visto e vissuto che ci porta a essere più o meno sensibili davanti a certe storie. Io lo sapevo che ne sarei uscita male, e non mi sono affatto pentita di averlo letto, anzi, lo consiglierò anche, però non riuscirò credo mai a vedere nel gesto di Will un atto di coraggio.
Fosse stata una storia vera l'avrei presa diversamente. Oddio, non è detto xD

Cecilia Attanasio ha detto...

A parte il devasto post lettura, non sono d'accordo sul fatto che il finale sia retorico e paraculo perché ci mostra l'altra faccia della medaglia. Nei film danno spesso la versione del malato che durante la malattia riscopre le cose belle della vita ecc. ecc. ma non tutti la vivono così e penso sia giusto mostrare l'altro lato della medaglia, per quanto fino alla fine avessi sperato in un finale diverso. Poi bisogna considerare che queste sono questioni pure delicate e non le si potrà mai capire davvero se, sfortunatamente, non ci si passa, quindi trovo del tutto inutile schierarsi in un senso o nell'altro quando non si è in condizione, ecco tutto. Questo comunque non vuole essere un attacco, capisco il tuo punto di vista, eh, solo che ci tenevo a dirlo, ecco tutto.

Silvia Leggiamo ha detto...

Cecilia hai fatto benissimo a dire la tua, in fondo i blog a cosa servono se non a condividere le opinioni e a mettersi a confronto?
Intanto mi spiace che hai percepito uno schieramento da parte mia, perché al contrario questo libro mi ha spaccata in due e decidere da che parte stare mi è difficilissimo. Probabilmente un paio di affermazioni un po' troppo schiette e forti hanno oscurato tutto quello che di buono ho trovato nel romanzo, in primis che ho amato Will e che non ce l'ho con lui, al massimo con l'autrice :P
Scherzi a parte queste storie mi scatenano una sorta di guerra interiore. Non pretendo di essere capita e non ho scritto questo post per cercare il consenso di altri lettori (quindi ben venga chi ha un'opinione diversa), tra l'altro non è nemmeno stata la fine a disturbarmi (come ho detto ognuno deve essere libero di decidere) ma come ci si arriva. La presenza di Louise non ha cambiato Will, e mi è dispiaciuto. Lo so che la storia in cui lei salva lui è fintissima e piena di cliché, forse l'avrei criticata anche di più, ma ci sono state delle parole che non sono riuscita a condividere del tutto. Purtroppo ho visto lottare persone per molto meno e purtroppo quello che siamo e che abbiamo vissuto ci influenzerà sempre, anche durante la lettura di un libro.

La libreria di Tessa ha detto...

Un bello spunto di discussione! dunque, io di solito non mi lascio intortare dalle storie d'amore tragiche, di solito mi irrito più che piangere e se si profila all'orizzonte pure la malattia, per deformazione professionale scappo a gambe levate. Detto ciò, questo libro mi ha intortato alla grande, l'ho letto, mi è piaciuto, ho pianto fino alla disidratazione. Ben consapevole del finale creato apposta per i fazzoletti e quindi paraculo. Tutti abbiamo sperato, credo, in un happy ending, in una scelta diversa, nell'amore che salva, però probabilmente una fine del genere (magari un po' stucchevole) non ci avrebbe fatto versare fiumi di lacrime e il libro non avrebbe avuto il successo che ha avuto. Libro paraculo, quindi. E Will? forse un po' egoista, perchè dietro a certi gesti autolesionistici immagino ci sia una profonda disperazione, ma, per chi lascia qualcuno (mogli, figli, genitori, fidanzati)anche un po' di egoismo. Ma d'altro canto, si uccidono persone in piena salute, Will in fondo aveva le sue buone ragioni. Penso. Tanto per discutere! baci.

Alice ha detto...

Mi sa che alla fine la pensiamo uguale, solo che io ho avuto più tempo per digerire il boccone amaro. Anch'io non vedo nella scelta di Will del coraggio, ma questo ovviamente visto dal mio punto di vista. E anch'io mi sono arrabbiata con lui e lo avrei preso a padellate per tutto quello che stava buttando via con la sua scelta, quello che stava facendo a Lou e ai suoi genitori. Però è un tipo di reazione "comprensibile" e come dici tu, non ha senso giudicarla. Può starci sulle palle, possiamo urlare e strapparci i capelli, ma alla fine la scelta dell'autrice ha il suo perché, sia che a noi stia bene che no. :) E comunque ti lovvo sempre e comunque, anche se avessi detto che era il libro più brutto della storia della letteratura moderna.XD

Silvia Leggiamo ha detto...

@la libreria di Tessa
sì sì, tanto per discutere, pour parler, insomma cianciamo in compagnia!
lo ri-sottoscrivo, nonostante abbia definito il romanzo paraculo, la storia - soprattutto com'è scritta e quello che ti trasmette - mi è piaciuta. Un libro del genere avrebbe fallito se non mi avesse commossa ma visto che ho consumato dieci rotoloni Regina, l'autrice è stata brava. Però ce l'ho un po' con lei. Lascia Will incazzato con il mondo intero, non farlo sorridere, non fargli dire certe cose e il boccone forse sarà meno amaro. Ma no... lei cerca tutti i modi più infimi e subdoli per farci disperare, anzi, usa quelli più teneri e dolci, perché sono i sorrisi e le parole a mandarci in pezzi.
Ma quanto ho odiato (o amato?) Will quando dice a Lou che sono stati i sei mesi più belli della sua vita?
Sì, aveva le sue buone ragioni per fare quello che ha fatto, ma ne aveva anche una per non farlo. No?

@Alice quando parlo di un romanzo del genere perdo la brocca e se un 1% mi ha disturbato è sicuro che sembrerà avere un peso maggiore del restante 99%.
Ho scritto il post in fretta e forse in modo un po' sconclusionato, non ha senso mettere ordine alle proprie idee, le mie poi si sarebbero maggiormente incasinate. Però penso a come mi sarei sentita io al posto di Lou, e credo che l'avrei "detestato" per avermi lasciato une'eredita (non parlo dei soldi :D) tanto scomoda. Volersene andare è comprensibile sì, ma è un attimo, una scelta che in pochi minuti cancella tutto. Ma per chi resta non è così.

La libreria di Tessa ha detto...

@Silvia. Mi piace cianciare! sì, aveva un'ottima ragione per non farlo e anche una barca di soldi, che come dicevi, non guasta! e la Moyes ha usato una precisione chirurgica nello spezzarci il cuore, guadagnando, lei sì, una barca di soldi e fama (gli altri romanzi non sono così riusciti, per me) e con il film farà il botto. Comunque io il film non so se ho voglia di vederlo. Tutto quel piangere?!

Silvia Leggiamo ha detto...

Ciacolatrice a rapporto Tessa!
No no, io il film lo vedrò, se faccio la masochista la faccio fino in fondo!

Giusy P. ha detto...

Guarda quello di cui hai parlato tu (più lo stile dell'autrice) mi ha fatto dare una stellina in meno al libro. Will sarà sicuramente un personaggio complesso e, ok, lui non riesce a vivere in quelle condizioni, ma a me ha dato l'impressione di non amare Louisa. Le dice "tu non sei abbastanza" eppure sostiene che è innamorato di lei. Ma si può? Si può dire di amare una persona, ma lasciarla perché si desidera di più? Allora Will non l'amava veramente a mio parere.
Ok che è una storia inventata, però il suo comportamento mi ha fatto incazzare parecchio xD

Silvia Leggiamo ha detto...

@Giusy che cosa complicata parlare di questo libro, anzi, di questa storia!
Forse quello che mi ha fatto incazzare è l'illusione che a Will potesse bastare l'amore di Lou, una cliché banalissimo forse, ma insomma... i presupposti c'erano no? Lui a un certo punto sembra quasi felice...
Io poi l'ho letto sapendo già la fine e di conseguenza ho analizzato ogni singola battuta pronunciata da Will. Gli ho fatto una di quelle lastre che la TAC si sogna, e forse non avrei dovuto 8)

Emy ha detto...

Quando l'ho letto mi sono ritrovata anch'io in lacrime e arrabbiata con Will (e, soprattutto, la Moyes), perchè non ha avuto il coraggio, o la forza, di continuare a vivere dopo aver conosciuto l'amore e la felicità accanto ad una ragazza meravigliosa come Lou. E, naturalmente, mi sono chiesta: perchè l'amore di Lou non è bastato? Non è forse l'amore l'unica cosa in grado di ridare la gioia di vivere? Non è l'amore la forza motrice che ti spinge ad andare avanti e ad affrontare qualsiasi situazione? Insomma, perchè Will non ci ha nemmeno provato? Fin dall'inizio ha fatto una scelta e l'ha portata avanti con determinazione, una scelta che da un lato può essere ammirevole e coraggiosa, ma dall'altro è egoistica e sconfortante, dato che non ha mai dato a Lou e a se stesso una vera occasione. Ecco, è per questo che me la sono presa con Will, non perchè alla fine abbia messo in atto la sua scelta, nonostante ciò mi abbia straziata. Mi sono arrabbiata perchè durante i mesi trascorsi con Lou (il dono migliore che potesse fargli la vita) non ha mai avuto il minimo accenno di ripensamento. Non ha creduto, nemmeno per un istante, che l'amore potesse bastare.

Dopo circa un anno in cui mi ripetevo "cattiva Moyes!" ogni volta che ripensavo a "Io prima di te", ho deciso di riappacificarmi con l'autrice e giusto ieri ho iniziato "Una più uno" e, per ora, mi sta piacendo. In questo romanzo la narrazione è più 'lenta' (ma non noiosa), perchè ci sono quattro pov (in terza persona) e quindi ci vuole più tempo per conoscere e affezionarsi ai protagonisti che, grazie alla bravura della Moyes nella caratterizzazione dei personaggi, stanno diventando sempre più tridimensionali. In quanto a emozioni non siamo ai livelli di "Io prima di te" (almeno per me), ma anche questo romanzo contiene tematiche delicate e momenti teneri e toccanti, e senza mai cadere nella facinoleria. Spero che la lettura sia positiva fino alla fine :)

Alice ha detto...

Per me, e ovviamente è un'opinione, Will amava davvero Lou. Non ho visto nel suo gesto una mancanza di amore. Perché è vero che l'amore è uno dei doni più belli della vita, ma non è sempre vero che basta. Mi sono messa nei suoi panni: impossibilitato al più piccolo gesto, dentro e fuori dagli ospedali per la più banale infezione, dipendente in ogni cosa... Un uomo che ha sempre vissuto la vita al 100% che si trova all'improvviso così, che non si sente più un uomo... Insomma, c'è poco da dire, l'amore a volte NON basta. E lo dico io che sono una pink addicted.

Angela ha detto...

ciao silvia, ho letto con interesse le tue considerazioni, senza paura dello spoiler perchè ho letto il libro e vorrei vedere il film :D

allora..
io condivido ciò che dici a livello emozionale: la storia di Lou e will fa emozionare, e nel corso della lettura io ero STRACONVINTA - o STRASPERANZOSA?? - che la moyes restituisse a Will la voglia di vivere, di non arrendersi grazie all'amore di e per Lou.
La sua scelta di morire comunque, nonostante l'amore, mi spiazzò e mi lasciò delusa, e ho dovuto fare appello a un raziocinio che non sempre ho per capire Will e per concedergli la libertà di decidere se vivere o morire, dopo aver riscoperto la gioia che può derivare dall'avere accanto una persona che ti ama davvero.
Non so se sia una paraculata o meno, la scelta narrativa finale della moyes; i non la vidi in questo modo, anzi credo che in fondo sia andata contro le aspettative della maggior parte dei lettori: chi non ha sperato che will fino alla fine cambiasse idea?

certo, mi vien da pensare che allora tutto quello che c'è stato, tutta la ventata di freschezza e di vita portata da Lou non sia servita a nulla.
nel senso: se will non riesce a vedere uno spiraglio di positività nella propria vita da invalido, se niente e nessuno riesce a fargli cambiare idea..., il messaggio finale (se c'è) che l'autrice voleva comunicare... qual è?
certo non è assolutamente quello che speravo io: che l'amore ti cambia, ti salva...
Eh no, will è andato oltre ogni possibilità d'amore, infischiandosene degli altri e non provando a trovare in chi lo circondava la benchè minima ragione per continuare a vivere.

e' un tema spinoso, di riflessioni se ne potrebbero fare tante, alla fine forse resta, come dici tu, il diritto di scegliere come vivere da parte di chi è nelle condizioni di will.

ciao ciao!! :)))

Anonimo ha detto...

Finalmente l'hai letto!
Concordo su tutto ciò che hai scritto, ma come puoi immaginare ho adorato questo libro. E quando succede non ragiono più.

Marta

Silvia Leggiamo ha detto...

Esatto Emy, dobbiamo arrabbiarci più con l'autrice che con Will, è tutta colpa sua :P
Io della Moyes vorrei leggere L'Ultima Lettera d'amore, l'ho in casa da tanti, è un'edizione un po' scassata presa quando lei il successo lo vedeva ancora con il binocolo, e chissà, magari in un'opera meno matura troverò ancora un po' di speranza ^_^

@Angela hai ragione, su questo libro si potrebbero fare mille riflessioni, si potrebbero dire A e poi B che sarebbe sempre giusto, schierarsi è davvero difficile, arrabbiarsi no invece, quello mi è venuto facilissimo x°D

@Marta ciao! Di sicuro un finale diverso avrebbe avuto un impatto meno forte su qualsiasi lettore e io non sarei qui a strapparmi i capelli e a contorcermi le viscere!

Anonimo ha detto...

Dire che questo romanzo a suo tempo mi ha devastata è dire poco.
La rabbia è il primo stadio dell'elaborazione del lutto?....beh io sono passata direttamente alla terza, la depressione:-(
La Moyes è stata magistrale nel mantenere piuttosto alta la speranza fino all'ultimo, quando ha calato la mannaia e ha saputo sollecitare proprio quella parte con cui ciascuno fatica a fare i conti: la sensazione di impotenza, quando si capisce che non c'è niente da fare e ci accorgiamo di non poter fare o di non essere "abbastanza". Andrò a vedere il film? Ovvio, della serie facciamoci del male...
Fran

Silvia Leggiamo ha detto...

Esatto @Fran, hai colto nel segno, la speranza c'era e il senso di impotenza che è derivato dalla scelta di Will ti devasta.

>>Andrò a vedere il film? Ovvio, della serie facciamoci del male...

Ma sì... masochiste fino all'ultimo e fiere di esserlo x°D

Anonimo ha detto...

Per non parlare della canzone del trailer, Photograph di Ed Sheeran, che calza perfettamente e che mi ha già fatto versare qualche lacrimuccia. Praticamente perfetta, all'altezza d Maybe Someday. Kill me now :-(
Fran

Silvia Leggiamo ha detto...

Ah sì, io guardo il trailer e piango dopo 5 secondi O_O

daydream ha detto...

Oh che bello questo post! Non mi dispiace affatto confrontarmi con qualcuno che un po' la pensa come me :D
Alloooora... premessa: a me la fine non mi ha fatta impazzire. L'ho trovata troppo fredda e frettolosa rispetto a tutto il resto. Da un momento all'altro Will prima c'è, poi non c'è più nel giro di pochissime pagine.
Poi anche io sono rimasta molto delusa dalla scelta di Will, dal suo non considerare Lou "abbastanza" però, da un lato, alla fine l'ho accettato. Al di fuori del romanzo di per sè, mettersi nei panni di qualcuno che vive qualcosa di simile secondo me non è per niente cosa facile. Io personalmente, probabilmente al posto di Will non avrei gettato la spugna, non mi sarei arresa, ma ognuno di noi è fatto a suo modo. E anche se io magari al suo posto, avessi deciso di continuare a lottare... l'angoscia di dover dipendere da qualcuno e di non potergli dare una vita "piena" penso che mi avrebbe divorato comunque. Come dice poi Will anche nel trailer "non voglio privarti delle cose che qualcun'altro potrebbe darti" e credo che la chiave di lettura sia tutta in questo concetto.
Lui avrebbe anche potuto decidere di non morire, ma poi come avrebbe vissuto? Sarebbe stato amato incondizionatamente da Lou certo, ma avrebbe dovuto continuare a dipendere in tutto e per tutto da qualcun'altro. Stare con lui, avrebbe condizionato la vita di Lou in un modo inimmaginabile e lui si sarebbe sentito divorato dal senso di colpa...
Quindi l'ho trovato egoista? Sì, perché fare scelte come quella di togliersi la vita in autonomia sono sempre scelte egoiste. È scegliere la vita più facile. L'ho trovato sbagliato? Non proprio. Alla fine è un argomento delicatissimo e dietro c'è davvero molto.
Chi poi in particolare, sa perché ha vissuto esperienze simili, cosa si prova in situazioni del genere, è particolarmente sensibile all'argomento. E io lo sono proprio per questo... ovviamente non ho voglia di spiattellare i fatti miei online :P ma se mai ti andasse di fare una chiacchierata in privato, potrei anche approfondire le mie argomentazioni :)

Per il film non vedo l'ora! Intanto mi piace torturare il mio ragazzo chiedendogli secondo lui come andrà a finire v.v è convinto che "morirà, ma per qualche altro motivo..." sono sicura che appena vedrà che morirà lo stesso perché vuole farlo mi manderà a quel paese :D

P.S. non ho letto tutti i commenti degli altri :| erano troppi e ho poco tempo mannaggia :o

Silvia Leggiamo ha detto...

@daydream
Denise, ti capisco! Infatti nonostante ognuno di noi abbia una certa sensibilità che è la naturale conseguenza di quello che abbiamo vissuto, io ho cercato (ma non ci sono riuscita) di essere quasi oggettiva nel giudicare la scelta del protagonista.
Per questo mi sono incazzata con l'autrice, perché sotto sotto ci fa credere altro. Insomma a un certo punto non dico che sembra felice, ma non sembra nemmeno uno prossimo al suicidio... va be', aspettiamo il film... aspettiamo di farci nuovamente del male.
W le lettrici masochiste!

Unknown ha detto...

Ciao a tutte .. Ho letto il libro e devo dire che mi ha distrutto il cuore. Io immagivano che alla fine lui nn cambiava idea. Infatti nn capisco xke concedersi quei sei mesi tutti erano appesi ad un filo perche pensavano che ne sei mesi avrebbe cambiato idea quando in realta gia lui sapeva che sarebbe andato fino in fondo. Un pó questo mi ha fatto rabbia perche ppteva evitare di far innamorare Lou. Mi chiedo se Lou non fosse andata ad assisterlo in Svizzera lui avrebbe messo fine alla sua lo stesso sapendo di non vederla mai piu e di nn averla neanche salutata. Come si fa. A passare tutti quei giorni dopo il viaggio senza vederla e sentirla e comunque andsre in Svizzera. Mi ha un po scosso questa cosa. O l amava troppo o troppo poco.

Simona l. ha detto...

Ciao a tutte .. Ho letto il libro e devo dire che mi ha distrutto il cuore. Io immagivano che alla fine lui nn cambiava idea. Infatti nn capisco xke concedersi quei sei mesi tutti erano appesi ad un filo perche pensavano che ne sei mesi avrebbe cambiato idea quando in realta gia lui sapeva che sarebbe andato fino in fondo. Un pó questo mi ha fatto rabbia perche ppteva evitare di far innamorare Lou. Mi chiedo se Lou non fosse andata ad assisterlo in Svizzera lui avrebbe messo fine alla sua lo stesso sapendo di non vederla mai piu e di nn averla neanche salutata. Come si fa. A passare tutti quei giorni dopo il viaggio senza vederla e sentirla e comunque andsre in Svizzera. Mi ha un po scosso questa cosa. O l amava troppo o troppo poco.

Silvia Leggiamo ha detto...

@Simona, ti capisco, anch'io ho provato la tua stessa rabbia, perché in fondo lui fa innamorare Lou e la fa soffrire. Egoista? Un pochino. Poi che il romanzo sia bello, devastante e anche ironico e divertente sì, non lo nego, ma per un po' di giorni avrei voluto torcere il collo alla Moyes.

Unknown ha detto...

A me il finale e' piaciuto. Non e' scontato ed irreale. Se sei tetraplegico e non riesci ad accettare la vita in quel modo hai diritto di fare delle scelte. E il poter dare una possibilità di vera vita a Clark avendone dato i mezzi di cui prima non disponeva (economici e non) mette in risalto quello scambio di esperienze, di condivisione che dovrebbe essere tipico della parola amore.
Non è una storia a lieto fine. Come nella maggior parte dei casi della vita reale.

Carmen Mastrs ha detto...

A me il finale e' piaciuto. Non e' scontato ed irreale. Se sei tetraplegico e non riesci ad accettare la vita in quel modo hai diritto di fare delle scelte. E il poter dare una possibilità di vera vita a Clark avendone dato i mezzi di cui prima non disponeva (economici e non) mette in risalto quello scambio di esperienze, di condivisione che dovrebbe essere tipico della parola amore.
Non è una storia a lieto fine. Come nella maggior parte dei casi della vita reale.

Anonimo ha detto...

Io la penso esattamente come Will... anche se è magari sarà un po' egoista ma ha fatto la scelta giusta... aver potuto assaporare la vita è ora non poterla più toccare sarebbe troppo anche per me... e stata una decisione che per farla ci vogliono le palle... spiace sicuramente anche a lui

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