30 gennaio 2015

Recensione, IL SOTTERRANEO di Stephen Leather

Buonasera lettori del web, sono alle prese da un paio di giorni con il sito che - poverino - è stato attaccato da un virus e ce la sto mettendo tutta per curarlo. Non sono preoccupata più di tanto, perché ho tutto l'archivio salvato in locale, quindi se altervista mi fa incazzare migro verso nuovi lidi.
Comunque in attesa che le cose evolvano - in positivo si spera -  posto l'intera recensione dell'ultimo libro che ho letto qui sul blog. Si tratta de Il Sotterraneo di Stephen Leather. O Stefano Pelle come avrei detto ai tempi della scuola. A sedici anni mi divertivo con le mie amiche a italianizzare tutti i nomi stranieri che in questo modo perdevano gran parte del loro fascino. Tom Cruise diventava Tommaso Crociera; George Bush, Giorgio Cespuglio; Jeremy Irons, Geremia Ferri; Oliver Stone, Oliviero Pietra e... va be' sto divagando e non sto dando una bellissima immagine di me x°D
Vi lascio alla recensione, buona lettura ^^


Il Sotterraneo di Stephen Leather

| Sperling & Kupfer, 2012 | pag. 206 | € 9,90 |
New York. Con una popolazione di circa quindici milioni di abitanti, è facile passare inosservati. Anche se sei un serial killer che tortura e uccide donne giovani, belle, di professione segretarie. L'assassino ha ora catturato l'ennesima vittima e la tiene prigioniera in un sotterraneo, da qualche parte in città. Ai detective del dipartimento di polizia Ed Turner e Lisa Marcinko tocca l'ingrato compito di passare al setaccio quei quindici milioni fino a trovare quello giusto, il colpevole, prima che sia troppo tardi. E questa volta sono sicuri di averlo individuato: si tratta dell'aspirante sceneggiatore Marvin Waller.
È sempre più frustrato perché non riesce ad avere successo, e i poliziotti pensano che la rabbia lo abbia portato a uccidere, anche se lui non sembra minimamente preoccupato di averli alle costole. Via via che il cerchio si stringe, Turner e Marcinko sono costretti però a domandarsi se sia davvero lui l'omicida. E, se non è lui, chi può essere? Serve tempo, ma il tempo è l'unica cosa che non hanno. Stephen Leather, maestro del thriller britannico, alterna la voce del sospettato con quella dell'assassino, costringendo il lettore a penetrare nella mente di un serial killer disturbato, in una combinazione perfetta di suspense e terrore, fino allo sconvolgente, imprevedibile, finale.

Voto:
 +

Se penso a Il Sotterraneo mi viene da ridere, perché Leather mi ha fregata e a me piace da morire quando qualcuno ci riesce, infatti il voto più che sufficiente se l'è beccato solo per questo. In caso contrario sarei stata spietata per una serie di motivi che adesso andremo a vedere e, emh, per la cronaca, un po' spietata lo sarò lo stesso.
La storia. Se avete letto la trama sul risvolto di copertina (o qui sopra), sapete già troppo. Il libro è corto e andrebbe iniziato nella più totale ignoranza sapendo solo che la polizia ha a che fare con un serial killer e con la sparizione di giovani donne. Un classico? Sì, ma fidatevi, ho già detto pure troppo.
I personaggi. Ecco, adesso vorrei poter scrivere pochi ma buoni, perché in effetti sono pochi, ma... mica tanto buoni. In linea di massima sono tutti abbozzati per sommi capi e fanno leva su una serie di prevedibili cliché. Abbiamo il poliziotto nero e incazzato, la poliziotta bianca, bona e acuta, e poi arriva lui, Marvin Waller, un essere talmente tronfio e pieno di sé che ho dovuto arrivare alla fine del romanzo per capire cosa cavolo volesse dimostrare l'autore con un protagonista del genere. Marvin ha un'ironia così spocchiosa da farti prudere le mani e ha un altissimo QI che sfoggia con superbia e tracotanza, atteggiamento che lo fa sembrare più che altro un idiota, ma comunque... sorvoliamo sui dettagli. Ammetto che una risata o due me l'ha pure fatta fare... certe consapevolezze non sono da tutti.
"Non sono razzista, io tratto tutti come esseri inferiori."
Lo stile. Essenziale, quasi minimalista. Diciamo pure povero. Il Daily Mail lo definisce "impeccabile, senza una parola di troppo" e su questo siamo perfettamente d'accordo, peccato che qualche parolina in più non avrebbe guastato. L'inizio però è davvero accattivante e sono state proprio le prime righe a non farmi più staccare dalle pagine che sono scivolate via una dopo l'altra senza che me ne accorgessi, solo che a un certo punto mi sono resa conto che c'era poco di tutto. Pochi aggettivi, poca profondità psicologia, poca trama. Per buona parte del libro la polizia suona al campanello di Marvin, scambia con lui delle battute da far invidia a Zelig, e poi lo saluta. Il giorno dopo stessa tiritera, e così via fino alla fine.
"Marvin, vorremmo tu venissi alla stazione con noi."
"Perché, avete paura ad andarci da soli?"
"Maledizione, portiamolo alla stazione e basta!"
"Devo prendere un treno?"
In conclusione i difetti non mancano, ma il libro si legge in un pomeriggio e poi sul piatto della bilancia un finale inaspettato pesa più di qualsiasi cosa. Ammetto che la mia mente malata e deviata aveva dato vita a degli epiloghi niente male, ma Leather è stato furbo e anche se non si è perso a dare troppe spiegazioni, chi se ne frega, è rimasto fedele a se stesso, al suo dire e non dire, al suo essere criptico e volutamente confusionario. Io poi ho tanta fantasia e tutto quello che non è stato messo nero su bianco me lo sono immaginato con dovizia di particolari. Roba da far invidia a Dario Argento, ve l'assicuro.


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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

4 commenti:

Nico Donvito ha detto...

In effetti abbastanza breve ma non mi è dispiaciuto...

Mr Ink ha detto...

Mio padre l'ha letto e mi ha detto pure la fine. Posso vantarmi di averlo letto anch'io, insomma ;)

Silvia Leggiamo ha detto...

@Nico
Ma ci sta che sia breve, e il finale mi è anche piaciuto, solo che sono rimasta con troppi interrogativi in testa, soprattutto su alcuni comportamenti del protagonista.
Però alla fine promosso, dai ^^

@Mr Ink
Ma noooo x°°°D non si fa! Tuo padre è uno spoilerone!

Fabrizio Santoro ha detto...

Ma solo io ho capito chi fosse il colpevole a metà libro?

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