5 dicembre 2016

Recensione, Ci Proteggerà la Neve di Ruta Sepetys

Buonasera a tutti cari lettori, come anticipato nel post precedente ecco la recensione della mia lettura a quasi cinque stelle. Be', non potevo salutare il 2016 senza il romanzo della Sepetys e come al solito quest'autrice non mi ha deluso affatto. Anzi, la trovo ogni volta più brava ed emozionante.
Se volete fare un regalo di Natale gradito al 100%, scegliete un suo libro <3

Ci Proteggerà la Neve di Ryta Sepetys

| Garzanti, 2016 | pag. 368 | € 16,90 |
Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l'unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri fatti di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna dal proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che ha soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un'unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all'orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un porto sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova, ogni scherzo del destino. Finché guardando in alto vedrà un cielo infinito pieno di neve, saprà che quel candore le darà la forza per non arrendersi.
Voto:

Il 1° settembre 1939 la Germania aveva invaso la Polonia da ovest. 
Il 17 settembre 1939 la Russia aveva invaso la Polonia da est. 
Mi ricordavo quelle date.
Due nazioni in guerra avevano avvinghiato la Polonia come bambine che litigano per una bambola. Una la prendeva per una gamba, l'altra per un braccio. Tiravano così forte che un giorno la testa era saltata via.

Pensare alla Seconda Guerra Mondiale porta solitamente alla mente un unico orrore, quello dell'olocausto, ma la lista di persone sgradite non comprendeva solo ebrei, e spesso ce ne dimentichiamo. Tanto per fare un esempio, il progetto eugenetico di Hitler prevedeva lo sterminio di tutti i disabili (ciechi, ritardati, storpi, portatori di qualsiasi handicap, anche lieve) indipendentemente dall'etnia di appartenenza, in quanto l'essere imperfetto rappresentava un abominio. Anche Stalin fu un vero e proprio maestro del terrore. Nonostante nei gulag non ci fossero camere a gas e non venissero pianificati omicidi di massa, era il lavoro estenuante e le temperature che toccavano i -50 gradi a mietere vittime. In Avevano Spento Anche la Luna (qui la recensione) Ruta Sepetys ci racconta proprio questa pagina di storia dimenticata, il massacro silenzioso di ventiduemila polacchi, una strage non solo passata inosservata, ma addirittura insabbiata e mascherata che ancora oggi grida giustizia.

In Ci Proteggerà la Neve il periodo storico è un po' sempre lo stesso, ci spostiamo solo geograficamente, questa volta siamo in Germania, ed è un altro crimine - taciuto anch'esso - che l'autrice denuncia: l'affondamento del transatlantico Wilhem Gustloff su cui persero la vita diecimila persone. Per capire la proporzione della tragedia, basti pensare che il Titanic fece "solo" millecinquecento vittime.
Ma Ruta Sepetys, nata in America, di origini lituane, è nota per disseppellire segreti e scomode verità, e per raccontare una guerra priva di ideali e debordante di fanatismo, portatrice infetta di morte e orrore.
La sua penna ci parla di gente comune che tenta di salvare disperatamente i propri figli, di uomini e donne che confidano in un futuro migliore, ma che in realtà vorrebbero solo tornare al passato, in quegli anni in cui se vivere o morire non lo decideva un altro essere umano, ma il destino.
Per questo l'autrice ha voluto scrivere un romanzo a quattro voci, in poco più di trecentocinquanta pagine ha cercato di cancellare quella linea tragicamente netta che ci portava a mettere i "buoni" da una parte e i "cattivi" dall'altra e ha raccontato la storia di quattro anime braccate dal senso di colpa, dal destino, dalla vergogna e dalla paura. Joana, Florian, Emilia e Alfred. La lituana, il prussiano, la polacca e il tedesco.
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2 dicembre 2016

BILBOLBUL 2016


Buongiorno a tutti! Avrei voluto pubblicare questo post in concomitanza con il BilBOlBul, ma alla fine sono riuscita ad andarci solo sabato 26, ovvero il penultimo giorno, e tra una cosa e l'altra mi ritrovo a scrivere queste quattro righe con una settimana di ritardo! Sgrunt >.<
Ma non mi lamento (faccio solo un po' di scena, quella ci sta sempre! xD), infatti secondo la mia tabella di marcia virtuale sarei dovuta essere nel centro di Bologna di mattina presto, ma una serie di casini hanno mandato tutto all'aria. Per un attimo ho temuto che il BilBOlBul mi sarebbe saltato! Poi - miracolo! - il karma ha avuto pietà di me e alle 15,30 circa ero in Sala Borse dove si tenevano vari firmacopie. La sfiga è che ero sprovvista delle mie copie, ma ho comunque trovato autori gentili e ben disposti con cui scambiare quattro chiacchiere ;)

Sabato c'era davvero tanta roba, tra cui Chris Ware, il cartoonista texano diventato famoso per il suo tratto lineare, geometrico, spigoloso, in contrasto con le storie che racconta, spesso prive di contorni, molto intimiste, malinconiche. I temi sono la solitudine, l'alienazione, l'emarginazione. Tra l'altro presso la Fondazione del Monte si tiene una sua retrospettiva aperto fino al 7 Gennaio 2017 e sinceramente io non me la farei scappare, Ware è un fumettista davvero all'avanguardia, e la fila chilometrica che c'era al suo firmacopie lo dimostrava. Ragion per cui l'ho tristemente bypassata u.u


La mia prima tappa è stata l'illustratrice Elena Guidolin. Lei è un'amante delle chine, del bianco e nero, è palesemente a suo agio con atmosfere cupe e tra i reconditi più oscuri dell'anima. Questo suo lato dark, che trasporta magnificamente su carta, mi piace moltissimo. A dicembre, per Becco Giallo, uscirà "I segni addosso. Storie di ordinaria tortura" uno spaccato atroce in cui, come dice il sottotitolo, si parlerà di appunto tortura, dal fascismo fino ai giorno d'oggi. Perché ricordiamocelo, nell'ordinamento italiano questa pratica non è considerata reato.

Step number two.
Sara Colaone, per Coconico Press, autografava e "sketchava" Leda, Che solo amore e luce ha per confine, un romanzo grafico incentrato sulla figura dell'anarchica Leda Rafanelli, donna complessa, figura di spicco nel secolo scorso, corteggiata da Mussolini e musa ispiratrice del pittore Carlo Carrà.
Sara, disegnatrice e docente alle Belle Arti di Bologna, è stata gentilissima e molto disponibile e come ha ironicamente affermato "l'insuccesso non mi ha cambiata!". Ma il suo "insuccesso" lo invidio troppo, si vede che Sara è felice con una matita in mano. Essendo io stessa un prodotto del Dams (disciplina delle arti, musica e spettacolo), ed essendomi trovata a fare tutt'altro per poter pagare mutuo e bollette, guardo sempre con grandissima ammirazione chi riesce a vivere di ciò che ama.

Sara Colaone autografa Leda

Per finire ho puntato abbastanza in alto.
Otto Gabos è un artista a tutto tondo, insegna Arte del Fumetto alle Belle Arti (ma io a una sua lezione posso intrufolarmi?!) ed è un grandissimo disegnatore attivo da oltre trent'anni. Sarei potuta stare ore a guardarlo. Lui invece quando mi sono materializzata davanti al suo tavolo senza un suo libro da autografare deve aver pensato malissimo, tipo "ecco l'ennesima accattona di sketch...", ma ha mascherato benissimo ogni perplessità, devo ammetterlo, omaggiandomi di uno splendido disegno.

Otto Gabos disegna per i fan
Adesso ho solo un dubbio. Leggo prima Leda o il Viaggiatore Distante? Ho un debole per le graphic novel che parlano di vita vera (il tratto spigoloso di Sara poi, si sposa alla perfezione con una storia dal sapore del passato), ma sono molto attratta anche dai personaggi di Gabos, decisamente sfaccettati e complessi. Comunque sul mio comodino c'è posto per tutti, quindi... ambarabà ciccì coccò... ;)

Intanto vi lascio le foto di tutti gli sketch, così potete lucidarvi gli occhietti.

Sketch di Otto Gabos
Sketck di Sara Colaone
Sketch di Elena Guidolin
Per oggi è tutto, prendete questo post come una sorta di weekly recap, ho preferito non fare una cosa unica per non essere chilometrica come al solito, ma sono in arrivo anche altre news. Una veloce carrellata delle mie ultime letture fumettose, le new entry (poche ma buonissime!) e una recensione a più di quattro stelle. Che bello trovare libri che ti rubano l'anima <3

  

Buon week end e buone letture a tutti!

30 novembre 2016

Recensione, Special Exits di Joyce Farmer

Buongiorno lettori, oggi si torna a parlare della nona arte e lo faccio consigliandovi un romanzo che potrebbe essere un regalo di Natale perfetto. Lo consiglio anche a chi non mastica i fumetti, perché questa storia ha proprio il sapore di famiglia, di vita vera, di ricordi. Fa scendere la lacrimuccia, io vi avviso, ma ne vale assolutamente la pena <3

Special Exits di Joyce Farmer

| Eris Edizioni, 11/2016  | pag. 208 | € 17,00 |
Lars e Rachel sono due coniugi che affrontano la parte finale della propria vita - la vecchiaia, la malattia, la morte - accuditi con premurosa attenzione dalla figlia. Joyce Farmer racconta semplicemente ciò che ha vissuto prendendosi cura dei suoi genitori, concentrandosi sui dettagli della routine quotidiana, nello scorrere dei giorni e degli anni, creando un commovente ritratto di famiglia, dove non mancano momenti difficili, drammatici, ma neanche l'ironia dell'intimità. In questo mémoir grafico, realistico e senza sentimentalismi, creato in 10 anni di lavoro, l'autrice mostra la fragilità del periodo più difficile della vita, senza mai tirarsi indietro davanti agli imbarazzanti oltraggi della vecchiaia, con il lento decadere dei corpi e la mente che si confonde facilmente, non dimenticando il contesto di questa narrazione domestica fatta di frustrazioni e tenerezze: il presente nel South Los Angeles anni '80 e '90 e gli States della prima metà del '900 ricordati dai suoi genitori.
Voto:

Quante volte ho detto di essere in difficoltà nel parlare di un libro? Tante, lo so, e questa è una di quelle, ve lo dico subito. Perché? Perché Special Exits ha tirato un filo della memoria che credevo ben annodato, e ha scucito quei ricordi che cercavo di tenere al sicuro, al riparo dal cuore e dalla mente.
Special Exits parla di morte. In un panorama di letture in cui niente ormai ci spaventa più, ecco il grande mistero dell'universo in tutta la sua tragica veridicità.
Joyce Farmer, attraverso una serie di capitoli che fotografano gli ultimi quattro anni di vita dei suoi genitori, ci porta nella loro casa, una piccola abitazione tutta polvere, disordine e acciacchi, e ci racconta una storia fatta di quotidianità.
Mentre i denti della vecchiaia mordono impietosi la mente di Rachel e il corpo di Lars, i due anziani coniugi tentano in tutti i modi di non cambiare le loro consolidate abitudini e di adattarsi alla meno peggio a una condizione che sanno bene essere irreversibile. Mangiano cibi in scatola precotti, coccolano il loro amatissimo gatto, passano ore e ore (ma anche notti) sul divano a leggere, guardare la televisione, dormire. Intanto il tempo passa, un tempo che ormai ha poco da regalare, ma ogni attimo può diventare prezioso: un'occhiata complice, una risata, un abbraccio, una visita inaspettata. Credo che siano questi gli accenti più importanti del romanzo, quelli legati alla tenerezza di momenti che si temono possano essere gli ultimi.
Ma l'affresco della Farmer è curatissimo anche da altri punti di vista. L'autrice, esponente negli anni Sessanta del movimento underground statunitense (che prevedeva la libera espressione artistica, senza tutti quei vincoli tipici dei fumetti mainstream) non dimentica le problematiche legate ai quartieri di Los Angeles abitati esclusivamente da afroamericani, tra cui il pestaggio del tassista nero Rodney King che creò un'ulteriore spaccatura razziale, non troppo velatamente sottolinea le falle del sistema sanitario, e non mancano nemmeno brevi sprazzi di storia americana, come la morte del presidente Nixon. Ogni singolo evento è incastonato con discrezione, perché l'obiettivo è sempre puntato su Rachel e Lars; lei che poco alla volta perde la vista, il pudore, il contatto con la realtà; lui che pazientemente l'accudisce ringraziando i momenti in cui la moglie si abbandona al sonno sollevandolo da un peso di cui non riesce più a farsi carico.

 
[clicca per ingrandire]

Joyce tappa i buchi, poco alla volta sempre più grossi, districandosi tra la sua casa e quella dei genitori, dividendosi tra lavoro e famiglia; Special Exits è un po' un diario a cuore aperto, un diario in cui l'autrice ha messo a nudo il suo essere figlia, con tanto di sacrifici, soddisfazioni, errori, gioie e sensi di colpa.
Ho sfogliato l'ultima pagina pensando a quanto deve essere stato difficile - e allo stesso tempo liberatorio - raccontare questa storia. Per me leggerla non sempre è stato semplice, probabilmente perché quel filo della memoria che la Farmer ha tirato teneva insieme i baci dei miei nonni, le nostre chiacchiere, le discussioni, la loro presenza solida e costante nella mia vita. Quando li ho persi quel filo però non si è strappato, si è solo annodato più volte su se stesso, perché i ricordi non bisogna lasciarli andare, tutt'altro, vanno imprigionati e tenuti al sicuro il più a lungo possibile.
Non ho detto nulla sull'aspetto grafico del romanzo, perché la parte emozionale ha avuto il sopravvento, ma come potete vedere il tratto è deciso, non ci sono sfumati, i bianchi e neri risultano netti; è il tipico stile underground, in cui elementi realistici e caricaturali si fondono. Ma andate oltre l'aspetto visivo, Special Exits è un libro da leggere, non da sfogliare. Sono molti gli autori che trasportano su carta parte della loro vita, ma questo particolare scorcio, così intimo e doloroso, privo di inutili retoriche, l'ho trovato davvero un bellissimo regalo, uno specchio in cui è facile riflettersi, giustamente inserito da AbeBooks nella lista dei “50 Essential Graphic Novels”.

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Alla prossima :)

23 novembre 2016

Morgan Lost #13 - Il Segreto di Juliet

Morgan Lost #13
uscita mensile 10/2016
Soggetto: C. Chiaverotti - Disegni: L. Raimondo
Sergio Bonelli Editore
pag.90 - € 3,50
Voto:

Due cose adoro di Morgan Lost. Le copertine, che sono delle piccole opere d'arte, e i vari rimandi cinematografici che Chiaverotti si diverte a seminare in modi più o meno visibili lungo le storie. Storie che, ci tengo a dirlo, sono strutturate come dei film dal taglio veloce e con un alone di malinconia mista a durezza che tanto mi piace.
Purtroppo patisco un po' la mancanza di una vera e propria continuity, perché nel momento stesso in cui mia affeziono a un personaggio vorrei vedere una sua evoluzione, anche se piccola. In questo albo per esempio Morgan guarda Juliet (la protagonista di turno) e per un attimo rivolge il suo pensiero a Lisbeth, il suo unico amore, e questo mi ha portato alla mente i primi due albi dall'altissimo potenziale. Perché sì, insomma, lo sappiamo tutti, lui credeva che Lisbeth fosse morta tra atroci sofferenze, invece è viva e conduce un'esistenza di cui vorremmo sapere molto altro, perché anche se la sua psiche è stata manipolata, noi lettori dall'animo romantico crediamo che i fili del destino non possano essersi spezzati del tutto. Personalmente confido in un momento di fortissimo pathos, in un faccia a faccia con Morgan, magari in un albo dedicato completamente a loro, capace di portare a galla un passato che non può essere stato seppellito per sempre.

Theda Bara, attrice di film muti nella prima metà del '900
Detto questo Il Segreto di Juliet è diventato il mio albo preferito, probabilmente perché si ispira al plot di un bellissimo romanzo di cui non posso scrivere il titolo o farei spoiler, ma si tratta di una storia dall'impatto emotivo devastante e Chiaverotti ha saputo riadattarla con grande rispetto e sensibilità. E soprattutto ha saputo mantenerne segreta la natura fino alla fine.
All'inizio sono tanti gli elementi che troveranno la loro giusta collocazione solo nella fase risolutiva del mistero: una donna in fuga da non si bene cosa (o chi?); una coppia di assassini, Castore e Polluce, che avranno in comune con gli eroi greci non soltanto il nome; una dimora ai margini della città, Wedding House, gestita da chi è abile nel perpetrare sotterfugi e loschi traffici. E poi c'è lui ovviamente, Morgan, eroe dall'animo nobile congedato dalla vita - quella vera - troppo presto. Adesso combatte i demoni, i suoi e quelli degli altri, a volte con successo, altre no. Ma gli eroi perfetti non li vogliamo, sono statici, noiosi, incredibilmente prevedibili, e non vanno nemmeno più di moda.
Al momento, tra le testate Bonelli, questa è la mia preferita. Ammetto di avere un debole anche per Julia, Giancarlo Berardi crea dei gialli assolutamente godibili, ma se cerco suggestione e tensione mi butto su Morgan Lost a occhi chiusi.

Morgan Lost disegnato da Lola Airaghi

21 novembre 2016

Weekly Recap #153

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Cari lettori bentrovati, nel recap di oggi vi voglio parlare di un libro particolare che al momento della sua uscita non presi minimamente in considerazione nonostante il grandissimo successo.
Sto parlando de Il Magico Potere del Riordino di Marie Kondo, giovane ragazza giapponese che ha cambiato la vita a moltissime persone. La mia fondamentalmente è rimasta la stessa (per i miracoli bisogna disturbare gente più altolocata e non è il caso), ma devo dire che a fine lettura le rotelle del mio cervello non hanno smesso di girare per un bel po'...
Il sistema Konmari non prevede tanto l'organizzazione degli spazi (questo è un step successivo) quanto l'eliminazione di tutto quello che è superfluo e non ci rende felici. 
Fatta propria questa consapevolezza tutto è più semplice.
Sono entrata in camera, ho aperto l'armadio e dopo anni di "ma questo potrebbe servirmi prima o poi", "devo solo dimagrire 3 o 4 chili poi mi starà tutto una favola..." ho finalmente fatto piazza pulita!
Geniale anche la sistemazione dei cassetti che prevede la disposizione degli indumenti in verticale anziché in orizzontale. Il risultato sarebbe questo (foto rubata) e la cosa più bella (oltre allo spazio che si sfrutta al meglio) è che tutto risulta ben visibile.


Ovviamente quando ho letto il capitolo dedicato alla libreria mi è venuta la gastrite, leggere di persone che hanno conservato solo trenta libri mi ha fatto storcere non poco il naso, ma in fondo se la teoria è "tieni tutto ciò che ti dà energia positiva", bene, da casa mia i romanzi non si spostano!
Devo però ammettere che la cara Marie Kondo mi ha influenzato positivamente. Già ero zen di mio, adesso grazie ai suoi consigli forse lo sarà anche la mia casa. Non troppo eh. Disordinata ero e probabilmente disordinata tornerò (questa potrebbe essere una fase passeggera, bisogna esserne consapevoli), ma intanto ho trovato i giusti input per sistemare un bel po' di cose, e non mi pare poco.
A questo punto sono curiosa di leggere 96 Lezioni di Felicità che si basa su consigli più pratici. Con il primo volume si acquisisce un'ideologia, con il secondo si affronta l'organizzazione. Vedremo... sento che alla fine butterò tutto... marito compreso ;)

Cos'ho visto?

Mi sono resa conto che è da un bel po' che non vi parlo di film, quindi rimediamo all'istante!


Il film più bello visto di recente è sicuramente il sud coreano Train to Busan, uno zombie movie di rara intensità che vi consiglio di tutto cuore. Se non l'avete già fatto, recuperatelo.
La trama è un po' sempre la stessa, una ragazza infetta sale su un treno e il contagio si propaga a macchia d'olio in tempi brevissimi, ma quella che è magistrale è la narrazione di Sang-ho Yeon.
Ogni singolo personaggio diventa a suo modo protagonista grazie a una caratterizzazione accuratissima che rende immediata ogni forma di empatia. C'è l'apocalisse in corso, il ritmo è serrato, la sopravvivenza uno scoglio inarrivabile, eppure quello che colpisce è fin dove un uomo può sacrificarsi, o al contrario sacrificare il prossimo.
Alcuni critici hanno visto nel film la metafora della paura, un attacco della Corea del Nord avrebbe conseguenze devastanti, io ci ho visto semplicemente un gran film, capace di commuovermi e devastarmi scena dopo scena. Imperdibile.

 

Restiamo in Oriente.
The Host, horror del 2006, è uno dei film che più ha incassato in Corea. Ho letto da qualche parte che è un B-movie di serie A e non avrei saputo definirlo al meglio. In un alternarsi di scene quasi tragicomiche si snoda la rocambolesca ricerca della piccola Park Hyun-seo (rapita da un mostro marino) da parte della sua strampalata famiglia.
Un po' horror, un po' grottesco, un po' commedia sopra le righe, the Host si rivela un buonissimo prodotto dai molteplici significati, primo su tutti l'amore, quello smisurato e incondizionato di una famiglia per la propria bambina. Il protagonista, un nullafacente ritardato ma dal cuore enorme, farà di tutto per trovare quella figlia che ama sopra ogni cosa, anche quando nessuno crederà alle sue parole, anche quando cercheranno di fermarlo in tutti i modi più crudeli possibili. Come sempre i coreani, anche nei film horror, hanno una sensibilità che noi ce la sogniamo.

In questo vecchissimo post vi avevo parlato del fumetto francese di Lob, Legrand e Rochette, e finalmente ho visto l'omonimo film, ovvero Snowpiercer, dello stesso regista di the Host, Bong Joon-ho. Non mi è piaciuto allo stesso modo però. I tratti che lo distinguono sono sempre gli stessi, ma questa volta il grottesco sfocia quasi nel nonsense e non sempre ho apprezzato certi eccessi che mi sembrano buttati lì a caso.
Questa volta siamo in un futuro devastato da una nuova era glaciale in cui gli unici superstiti vivono su un treno che non può mai fermarsi e su cui vigono rigidissime regole gerarchiche. Nei vagoni di testa ci sono le persone abbienti, in coda i reietti. Com'è ovvio che sia, una ribellione sarà inevitabile.
Protagonista assoluto un anti-eroe per eccellenza, e come al solito un messaggio ben poco subliminale - rivolto alle lotte di classe - non manca. E alla fine non c'è pietà per nessuno.

Bene, per questa settimana è tutto,
alla prossima 8)

18 novembre 2016

Recensione, FABER di Tristan Garcia

Buongiorno cari lettori,
oggi vi parlo di un romanzo che si potrebbe anche riassumere in poche righe, ma che in realtà è immenso. Ed è bello eh. Faber di Tristan Garcia è un gran bel libro.

FABER di Tristan Garcia

| NN Editore, 2016 | pag. 406 | € 19,00 |

Faber è bellissimo, straordinario. Rifiuta i limiti, promette una vita diversa e al liceo è stato lo spirito guida di una rivolta contro ogni ipocrisia e conformismo. Anni dopo, Madeleine e Basile, i suoi amici e seguaci più fedeli, ricevono una lettera che contiene una richiesta d’aiuto in codice. E decidono di sacrificare le loro vite ormai autonome per riportare a Mornay l’amico di un tempo. Il loro legame si rinsalda ma tornano a galla vecchi rancori e vecchie storie, anche quelle più segrete e tragiche, che li costringevano in un’alleanza soffocante. Faber si è ormai trasformato in una sorta di oscura leggenda: mostro manipolatore oppure antica divinità abbattuta dalla ferocia dei nuovi dèi. E i suoi amici si ritrovano in bilico tra fascinazione e paura.
Il romanzo del filosofo Tristan Garcia è una struggente storia di amore e di amicizia che racconta della lotta contro il tempo, della tragica battaglia per conservare le illusioni e dell’adolescenza breve e affamata che si erge solitaria in difesa dei sogni.
Voto:
"L'uomo è una fune tesa tra il bruto e il superuomo, una fune sopra l'abisso.
Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche
Faber è un ragazzo bello, intelligente, capace di stare sempre un passo avanti agli altri, un misto di paura e fascinazione che lo porta ad essere ammirato e imitato. Dotato di una forza distruttiva logorante, decide di rivolgere il male solo ed esclusivamente verso se stesso e così un giorno sparisce, lasciandosi alle spalle passato, presente e futuro.

Tristan Garcia, giovane giornalista, filosofo, e scrittore, attraverso una narrazione capace di guidarti passo passo nella parte più complessa e oscura dell'animo umano, tratteggia la figura di un protagonista capace di trattenere sulla sua pelle tutto il bene e tutto il male del mondo. Racconta attraverso lunghi flashback l'amicizia nata sui banchi di scuola con Basile e Madeleine, e fotografa la Francia degli anni Novanta, quella di due generazioni dopo una guerra vinta e una rivoluzione fallita. La Francia che prometteva di forgiare individui e non uomini comuni. Faber è la risposta alle domande di molta gente: è l'uomo che in tanti volevano essere, ma a cui in pochi hanno cercato veramente di somigliare.

Inizia tutto con una richiesta d'aiuto, Faber ha trent'anni e vive in completo isolamento; il corpo agile di un tempo è un lontano ricordo, così come quel fascino disarmate che lo caratterizzava. Lui, abituato a sollevare le folle era diventato quasi un misantropo.
Madeleine lo riporta a Mornay, la cittadina in cui sono cresciuti, dove anche Basile lo aspetta, perché se una volta erano tutto l'uno per l'altro forse potrebbero tornare a esserlo. In fondo, anche se è solo l'ombra di se stesso, è pur sempre quell'angelo caduto che ha rischiarato le loro vite per poi gettarle nell'oblio dopo la sua scomparsa. Madeleine è sposata, ha una figlia, ma è una donna insoddisfatta, così come Basile che di mestiere fa il professore nella stessa scuola che hanno frequentato da piccoli, ma senza passione e trasporto. Chissà dove sono finiti tutti i lori sogni? Chissà se si potranno mai riafferrare. Ma forse la realtà è differente, e si rivelerà essere il tragico prodotto di quanto seminato.
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17 novembre 2016

Recensione, ARCHIE #1

Ultimamente piovono 4 stelle come se non ci fosse un domani! E vi dirò, ho un romanzo grafico da recensire che arriva quasi a cinque! Adesso però passo la parola al mio fidato (?) collaboratore e noi ci si vede domani ;)

Archie #1 di Mark Waid

| disegni di Fiona Staples, Annie Wu e Veronica Fish |
| Edizioni DB, 19/10/2016 | 
BENVENUTI A RIVERDALE! La vita del giovane Archie Andrews scorre tranquilla tra una strimpellata, un hamburger da Pop's con il bizzarro amico Jughead e un appuntamento con la sua ragazza da più di un decennio, Betty.
O almeno, era così fino al misterioso "incidente del rossetto"! Da allora la storia della coppia d'oro di Riverdale è andata in frantumi, sconvolgendo l'equilibrio dell'intera cittadina già turbata dall'arrivo di una famiglia di supermiliardari, i Lodge, la cui caparbia erede Veronica ha messo gli occhi sul nostro rosso protagonista...
Le nuove storie dei teenager più amati d'America portate nel XXI secolo, tra triangoli amorosi e intrighi, dalle superstar MARK WAID, FIONA STAPLES, ANNIE WU E VERONICA FISH! Una volta arrivati a Riverdale, non vorrete più andarvene!


A cura di Gianfranco F.


Archibald Andrews, il personaggio di punta della Archie Comics, storica casa editrice americana, fa la sua prima apparizione nel 1941 sul numero 22 di Pep Comics e da allora non ha mai smesso di calcare le scene. Le sue avventure, insieme a quelle degli altri ragazzi di Riverdale (immaginario paese del Massachussetts), hanno fin da subito appassionato i lettori per la freschezza e la leggerezza delle storie a sfondo comico e sentimentale, dando addirittura vita a serie parallele come quella di Sabrina, la streghetta di Greendale che tutti conosciamo per il noto telefilm con Mellissa Joan Hart.

Nonostante in Life with Archie si siano trattati anche argomenti di un certo rilievo - vedi il matrimonio gay, o il cancro al seno - il target di riferimento è sempre stato molto giovane, quasi pre-adolescenziale, infatti nel 2015 si è sentito il bisogno di un drastico reboot che ha visto la nascita di un nuovo universo orrorifico (bellissimo!) con Archie tra i Morti Viventi e Le Terrificanti Avventure di Sabrina.

 

C'è da dire che graficamente se ne sentiva proprio il bisogno. Mentre molti fumetti stanno al passo coi tempi, il mondo di Archie era fermo alla metà del secolo scorso. Non si voleva però rinunciare alla formula che ha decretato il successo della serie: allegria e spensieratezza a palla, goliardia come se non ci fosse un domani. Insomma, il mondo di Archie doveva in qualche modo ricalcare lo spirito di Happy Days, ma con lo smalto del nuovo millennio.
E così è successo.
In Italia abbiamo il piacere di leggere la serie grazie a Edizioni BD e che dire, il primo volume di Archie, scritto dal fumettista statunitense Mark Waid fa scintille, soprattutto per la presenza di Fiona Staples (Saga, review #1 #2 #3 #4) che ha disegnato i primi tre capitoli.


A darci il benvenuto a Riverdale è Archie in persona che sfonda la quarta parete e ci racconta del gran trambusto che c'è a scuola per il fatto che lui e Betty Cooper (una coppia a prova di scoppio) si sono lasciati.
Così alcuni suoi compagni ideeranno un piano per cercare di rimetterli insieme sfruttando l'imminente ballo scolastico, ma Judhead - il migliore amico di Archie - ci metterà lo zampino, perché, conoscendoli, crede di avere la soluzione ai loro guai...
Peccato che in città arrivino i Lodge, famiglia miliardaria oltre ogni umana comprensione, e peccato che la giovane e bella Veronica sfondi il cuore di Archie non appena i loro sguardi si incrociano.


Non vado oltre per evitare spoiler, ma già da queste poche righe dovreste aver ben capito che aria tira nel mondo di Archie. Aria fresca e frizzantina ;)
Ma spendiamo due parole sui personaggi.
Identificarsi nel protagonista è facilissimo, Archie è un ragazzo assolutamente normale, fin troppo buono, decisamente imbranato e totalmente incapace di tenersi un lavoro. Gironzola per il paese con una macchina che non vuole saperne di partire e il suo meccanico di fiducia è... Betty Cooper! Ecco, come avrete capito Betty, non è la classica liceale che sogna di diventare la reginetta del ballo. Lei profuma di fiori e olio di motore, adora sporcarsi le mani, non si trucca (ma è comunque bellissima!), ed è riservata oltre che introversa.
Discorso opposto per Veronica, una vera ape regina, ricca, snob, vanitosa, stupenda (anche se io propendo per Betty), capace di ammaliare uomini e donne e pure animali. Ma dietro tanta frivolezza si nasconde un cuore che non tarderà a battere, magari è in oro 18 carati, ma è pure sempre un cuore.
E infine come non parlare di Jughead? Irriverente, stravagante, perennemente con la testa tra le nuvole e con una smodata passione per il cibo, tra gli amici di Archie è il numero uno! Anzi, apro una velocissima parentesi, leggete la sua serie che è SUPER, io l'ho addirittura preferita a questa!


La sceneggiatura di Mark Waid è veloce, piena di ritmo e si snoda tra gag, risate e qualche flashback.
Lo stile di Fiona Staples si sposa alla perfezione con la storia, peccato però che dopo tre capitoli abbia passato il testimone a Annie Wu che a sua volta ha lasciato il posto a Veronica Fish.
La Fish è in gambissima non mi stancherò mai di dirlo, invece la Wu non mi ha fatto impazzire, d'altronde come si fa a competere con la Staples? Per me è impossibile, la sua indiscutibile bravura mette tutti in ombra, ma la Fish si è difesa egregiamente.


E niente ragazzi, direi che ho detto tutto. Come avrete capito ho letto questo primo volume di Archie con grande entusiasmo, non ho nessuna critica da muovere, spero solo che le Edizioni BD non ci facciano attendere troppo l'uscita del secondo, anche se un po' di pazienza va messa in conto. Se cercate qualcosa di diverso dai classici fumetti che puntano tutto su azione e innovazione, secondo me è una validissima alternativa.


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